I segreti della fibula di Pizzoli

4 Novembre 2019

Il reperto archeologico al centro di un incontro tra esperti domani al Munda di Borgo Rivera

L’AQUILA. Un viaggio del defunto verso l’Aldilà su uno dei mezzi più utilizzati nell’antico Abruzzo: il carro. Potrebbe essere questo il significato della figura rappresentata sulla fibula in bronzo di Pizzoli, uno dei reperti più rari dell’archeologia abruzzese, risalente all’VIII secolo avanti Cristo. A testimoniarlo sarebbero riferimenti provenienti dalla Sardegna e dall’Etruria.
La spilla e il suo significato saranno al centro dell’incontro di domani alle 17 al Munda (Museo nazionale d’Abruzzo), dove il reperto sarà esposto ancora per pochi giorni prima di tornare a Villa Frigerj di Chieti. Ne discuteranno gli studiosi Valentina Belfiore e Francesco Iorio insieme alla direttrice del Polo museale, Lucia Arbace. La fibula di Pizzoli, rinvenuta in località Scentelle Capaturo, nella tomba 45, una sepoltura maschile sabina, ha un arco su cui è rappresentato un carro, trainato da un bue dalle lunghe corna. Sul dorso vi è una figurina umana con le gambe separate, le braccia allargate e le mani segnate dall’incisione delle dita: con la destra impugna una corta lancia e con la sinistra guida un cervo adulto con il muso stretto dal laccio. Sul carro si susseguono un cane con le orecchie dritte e la coda rivolta verso il dorso e una seconda figura con uno scudo decorato e con uno scettro; all’esterno del carro è raffigurato un altro cane con la coda abbassata. «Sia nelle tombe etrusche che sarde sono state trovate navicelle votive con figure di animali e di persone che hanno suggerito un confronto con quelle della fibula», spiega Arbace. «La tipologia di figure, tuttavia, è diversa rispetto a quelle attestate in Sardegna. Del resto la fibula, come ornamento del vestiario, è totalmente sconosciuta sull’isola. Resta però l’analogia a livello di scelte legate ai rituali funerari perché, se le navicelle per il popolo di navigatori sardi rappresentava un mezzo anche per raggiungere l’Aldilà, il carro rappresentato sulla fibula potrebbe avere analogo significato per il nobile sabino che aveva indossato la spilla. Bisogna considerare anche il fatto che i Pretuzi, che abitavano la pianura di Campovalano, erano in costante movimento, tanto che i ritrovamenti archeologici attestano l’uso del carro. Certo è che la fibula di Pizzoli è una testimonianza dei contatti del territorio aquilano nell’VIII secolo a.C. con altri centri più a Nord nell’Appennino, nonché dell’alta qualità di produzione dei metalli».