I simboli dei “Quarti” fondatori nel rifacimento del centro storico

L’annuncio del vicesindaco Daniele nel corso della commissione comunale Garanzia e controllo Il piano: manto stradale, illuminazione, cartellonistica, numeri civici e arredo urbano personalizzati
L’AQUILA. Se diventerà realtà sarà forse una delle poche “innovazioni” urbane originate dal sisma e destinate a segnare il futuro dell’Aquila. L’idea, di cui nei mesi scorsi pure si era parlato in termini generali, è stata illustrata più in dettaglio ieri mattina nel corso della Commissione comunale Garanzia e controllo (presieduta dal consigliere Giustino Masciocco) dal vicesindaco con delega al Bilancio, Raffaele Daniele.
L’IDEA. In sintesi il progetto è questo: come è noto L’Aquila storicamente è divisa in Quarti e cioè San Giovanni (o San Marciano), Santa Maria, San Pietro e Santa Giusta (in origine San Giorgio). Il vicesindaco ha detto che nello schema di bilancio 2021-2023 sono previsti fondi per far sì che ogni Quarto abbia manto stradale, illuminazione, cartellonistica, numeri civici e arredo urbano personalizzati. Questo significa che i cittadini, e soprattutto i turisti, guardando semplicemente la pavimentazione stradale dei vicoli sapranno in quale Quarto si trovano. Raffaele Daniele ha inserito questo progetto all’interno di uno dei punti forti del programma di mandato del sindaco Pierluigi Biondi: il recupero dell’identità cittadina che, soprattutto con la dispersione abitativa post-sisma, ha rischiato di appannarsi. Anche piazza Duomo, considerata zona franca rispetto ai Quarti, avrà a ogni angolo un elemento che richiamerà i Quarti stessi. Persino il mercato, che prima o poi tornerà stabilmente nel cuore della città, avrà i suoi simboli che si materializzeranno in “tracce” che ricorderanno fra l’altro i posti in cui fino a prima del sisma le contadine e i contadini portavano a vendere i prodotti dei loro orti. Una tradizione che risale alle origini della città. Alcuni storici affermano che il mercato dei prodotti agricoli, che arrivavano dal contado, fu la scintilla che portò alla nascita dell’Aquila.
LE FRAZIONI. Il consigliere Elia Serpetti ha fatto notare al vicesindaco che l’iniziativa di personalizzare i Quarti andrebbe estesa anche alle frazioni che storicamente dei Quarti fanno parte. Una giusta osservazione, che probabilmente non si trasformerà mai in progetto concreto (nei paesi sembra sia un problema persino uniformare i numeri civici inserendoci lo stemma storico, figurarsi l’arredo urbano). Daniele ha ribattuto a Serpetti buttando la palla in calcio d’angolo: quest’anno la Perdonanza vedrà protagoniste proprio le frazioni.
GLI ALTRI PROGETTI. Il vicesindaco ha parlato pure di altro: dagli spazi per la cultura – annunciando che sin da quest’anno tornerà centrale la scalinata di San Bernardino – alla ricostruzione pubblica e privata , alla valorizzazione dei parchi pubblici, alle piste ciclabili, al riuso del patrimonio pubblico (Piano Case compreso), al polo fieristico, al turismo. E su questo aspetto Daniele ha voluto dare una “pizzicatina” alle imprese aquilane “che forse dovrebbero pensare a costruire anche qualche albergo visto che a oggi abbiamo non molti posti letto”. All’intervento di Daniele hanno replicato i consiglieri di opposizione Lelio De Santis, Angelo Mancini, Paolo Romano, Stefano Palumbo che hanno messo in rilievo i tanti “buchi” rispetto al programma di mandato di Biondi. Il consigliere Ferdinando Colantoni ha invece, se pur di sfuggita, evidenziato un fenomeno che sta crescendo in città: nelle case rifatte coi fondi pubblici stanno nascendo molti bed&breakfast. È la conferma che l’idea della ricostruzione “com’era e dov’era” è nata molto banalmente dalla necessità di conservare e se possibile accrescere la “rendita”, necessità che la politica sin dai primi mesi del post-sisma ha semplicemente assecondato. Ha chiuso la discussione il consigliere di Forza Italia Giorgio De Matteis, che ha fatto rilevare come molti problemi che oggi sono all’ordine del giorno nascono da scelte sbagliate dell’amministrazione dell’ex sindaco Massimo Cialente.

