I sindacati: «Accord, è allarme sociale»

24 Maggio 2019

Verrà chiesto un incontro con il prefetto: ma senza una ricapitalizzazione si rischia di portare i libri in tribunale

L’AQUILA. Due settimane fa la conferma delle trattative in corso per l’ingresso di nuovi soci. E l’attesa per l’arrivo dei 6,5 milioni di euro da Invitalia che avrebbero dato nuova linfa all’azienda, aprendo la strada ad altre 25 assunzioni. Due giorni fa il gelo, con la notizia del sequestro preventivo di conti correnti e macchinari per quasi 5 milioni, la prima quota dei contributi pubblici già ricevuti. Ieri, nello stabilimento dell’Accord Phoenix, all’interno del Tecnopolo d’Abruzzo, tra i 55 dipendenti, al lavoro nonostante tutto, c’era sconcerto. Lo raccontano i rappresentanti sindacali, all’uscita dall’incontro urgente avuto con la direzione aziendale. Ore frenetiche, per convocare di tutta fretta una riunione straordinaria del Cda, che dovrà decidere, di concerto con il Fondo internazionale che ha investito sul progetto, l’eventuale ricapitalizzazione della società. Altrimenti, si rischia di dover portare i libri contabili in tribunale. Nel frattempo, Fim, Fiom e Uilm chiederanno un tavolo in Prefettura: «Si prospetta un allarme sociale».
LE MOSSE DELL’AZIENDA. La situazione, alla luce della nuova vicenda giudiziaria che ha travolto il sito aquilano, è drammatica: l’azienda era appena uscita da una fase travagliata, iniziata a dicembre del 2016, a pochi mesi dall’inaugurazione, quando la Finanza aveva posto i sigilli all’area produttiva. L’allora presidente Ravi Shankar aveva patteggiato l’accusa di gestione illecita di rifiuti, mentre per il direttore generale Francesco Baldarelli e l’ex responsabile della linea produttiva Jorgen Lundo era arrivata, a inizio maggio, l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Era stato risolto anche il contenzioso con il Tecnopolo, culminato con la sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica dentro lo stabilimento. Durante l’ultimo tavolo, i sindacati erano stati rassicurati: era in corso un’operazione di cessione di una parte delle quote societarie, seguita dal consulente Mediobanca, e stava per sbloccarsi la seconda quota dei fondi di Invitalia. Ora invece si dovrà correre ai ripari, per scongiurare il fallimento: nelle prossime ore si riunirà il Cda, presieduto dal manager Piercarlo Valtorta, che dovrà sondare il terreno con il Fondo internazionale su un’eventuale ricapitalizzazione aziendale. Nello stesso tempo si chiederà la revoca del provvedimento di sequestro dei beni e l’azienda si dice pronta a dimostrare che le accuse sono infondate: sono indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche l’ex presidente Ravi Shankar, l’attuale direttore Francesco Baldarelli e l’ex socio Luigi Ademo Pezzoni.
L’ALLARME DEI SINDACATI. Una storia infinita, quella dei lavoratori dell’ex polo elettronico: dopo anni di attesa, sono stati in parte riassunti dall’Accord Phoenix, l’unica realtà industriale a insediarsi in città dopo il sisma del 2009. Altre 25 assunzioni dovevano aggiungersi alle 55 già effettuate e con il raddoppio della linea produttiva si sarebbe arrivati alle 120 previste. Adesso la preoccupazione più grande dei sindacati è la tutela dell’occupazione: «Chiederemo un tavolo istituzionale», spiega il segretario Uilm Clara Ciuca, «facendo presente al prefetto che si rischia un serio problema sociale. Il quadro è nero: se c’è la ricapitalizzazione si va avanti. Altrimenti si portano i libri in tribunale. Vediamo cosa succede e poi decideremo il da farsi. Quello che ci lascia perplessi è che l’erogazione dei fondi pubblici sia stata autorizzata dopo un lungo iter procedurale, con controlli serrati da parte di Invitalia». Senza liquidità, con i conti correnti bloccati, si rischia il tracollo: «In ballo ci sono i posti di lavoro e la sopravvivenza di questa azienda», afferma il segretario Fim, Giampaolo Biondi, «che finisce ancora una volta sotto attacco. La magistratura faccia il suo corso, ma ci sono 55 famiglie in bilico. Proprio ora che si parlava di altre assunzioni, con l’apertura di trattative per un’importante vendita di quote». Serve una mobilitazione delle istituzioni e della politica: «Della vicenda giudiziaria si discuterà nelle sedi opportune», sottolinea il segretario Fiom, Elvira De Sanctis, «ma nessuno deve dimenticare che nel mezzo ci sono i lavoratori».
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