I sindacati: «La Marelli sveli i propri piani»

I tagli annunciati non riguardano Sulmona, ma ci sono preoccupazioni sulla futura cassa integrazione
SULMONA. C’è fermento tra le organizzazioni sindacali sul futuro della Magneti Marelli. Anche se l’annuncio di un taglio di 550 dipendenti al livello nazionale non interesserà il sito di Sulmona, le parti sociali temono per le commesse e per l’arrivo di un’altra ondata di cassa integrazione già annunciata dall’azienda. «Bisogna rendere chiaro il piano strategico per questo stabilimento», ha commentato Elvira De Sanctis, segretaria provinciale Fiom-Cgil, «subito dopo si andrà ad affrontare il tema specifico che ha posto l’azienda e cioè l’uscita di 550 persone tra dirigenti, quadri e indiretti entro giugno che, almeno da quanto annunciato, non interesserà Sulmona, ma non possiamo escludere del tutto il contrario. È stato ribadito che il sito di Sulmona ha uno stretto collegamento con la Sevel, dal momento che non tutti i dipendenti lavorano al Ducato, ma come sarà delineato il piano strategico?». La De Sanctis ha inoltre annunciato che l’azienda intende prorogare la cassa integrazione scattata il 10 gennaio per 545 dipendenti (su 650 totali) dello stabilimento, di cui 487 operai e 58 impiegati e quadri. «Dal momento che la Cassa non finirà il 5 marzo perché l’azienda non ridistribuisce i turni?», ha sottolineato la segretaria della Fiom-Cgil, «attualmente ci sono dipendenti che lavorano e altri che sono in Cassa. Abbiamo fatto richiesta affinché ci sia un incontro specifico sul sito e sul piano». Per Giampaolo Biondi, responsabile provinciale della Fim-Cisl, «lo stabilimento di Sulmona è uno dei pochi che ha avuto una continuità lavorativa anche durante il Covid, e nella riunione dei giorni scorsi è stato confermato che produrrà fino al 2035 il nuovo Ducato. È stato precisato che l’azienda non sarà interessata dai tagli e che saranno investiti 3 milioni per nuove produzioni. Questo però non basta perché l’automotive è un settore in crisi, abbiamo quindi chiesto di avere dei tavoli di confronto a livello governativo perché bisogna pensare a un finanziamento per il passaggio al “green” che deve essere accompagnato necessariamente e sostenuto altrimenti ci sarà a lungo andare un taglio dei posti di lavoro e una perdita di credibilità dell’Italia». (e.b.)
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