I sindacati: ora l’intesa sullo smart working

22 Aprile 2021

Le reazioni. Campione (Uilm): migliorerà la qualità della vita delle famiglie e aumenterà la produzione 

AVEZZANO. C’è soddisfazione tra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Un lungo lavoro di tessitura durante il quale non sono mancati momenti di tensione, a partire dallo strappo, registrato a fine 2020, a causa del mancato coinvolgimento dei sindacati nella riorganizzazione dello stabilimento dove si producono memorie volatili.
«Il risultato del referendum sul turno vede una percentuale altissima dei favorevoli alla turnazione 2-3», ha commentato Michele Paliani, segretario generale della Uilm-Uil, «siamo soddisfatti, anche se era prevedibile, considerando che il turno attuale è pesante in particolare per le due notti consecutive. Ora i prossimi step saranno: accordo sullo smart working e premio di risultato. Aspettiamo la convocazione ufficiale da parte del ministero per lo Sviluppo economico per affrontare il piano industriale e gli assetti societari».
Un accordo sudato e un risultato che incoraggia le organizzazioni sindacali e le spinge a continuare a lavorare nell’interesse dei 1.400 dipendenti del sito. «Dobbiamo registrare più di qualche elemento positivo», ha sottolineato Roberto Di Francesco, rsu Fiom-Cgil, «prima di tutto che lavoratrici e lavoratori votando hanno scelto le proprie condizioni di lavoro, poi che c’è stata una grande partecipazione al voto e, non ultimo, il cambio di turnazione dopo 21 anni. È una scommessa sia da parte dell’azienda, sia dei sindacati. Speriamo che porti a un futuro solido per lo stabilimento».
Per Andrea Campione, rsu Uilm-Uil, «è un risultato chiaro e storico. Una netta maggioranza dei dipendenti si è espressa a favore del nuovo turno ratificando così l’ipotesi di accordo. Riteniamo che questo nuovo schema, oltre a migliorare la qualità della vita dei lavoratori, garantirà maggiore produttività».
Secondo Antonello Tangredi, segretario Fim-Cisl, «abbiamo portato a casa un risultato che è utile non solo ai lavoratori, ma anche alle famiglie e alla società civile che gravita intorno al sito. L’azienda ha capito che il modello organizzativo che aveva imposto 21 anni fa si è rivelato perdente perché le persone invecchiando lavorano male e meno». (e.b.)
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