I sindaci al prefetto: «Non possiamo ospitare i profughi»

Incontro sui migranti nel municipio di Avezzano «Ne abbiamo già troppi, temiamo tensioni sociali»
AVEZZANO. Nella Marsica non c’è posto per altri migranti. Questa la posizione dei sindaci che ieri si sono riuniti nella sala consiliare di Avezzano per confrontarsi con il prefetto Giuseppe Linardi, e con il presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano Lapenna, in merito alla normativa che prevede l’accoglienza di 2,5 migranti ogni mille abitanti. Su base volontaria i sindaci potranno aderire al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e ricevere in cambio un controllo sul numero dei migranti che potranno entrare nel Comune di riferimento, incentivi economici e la clausola di salvaguardia.
«Abbiamo deciso di organizzare degli incontri per informare i sindaci di questa normativa», ha spiegato il prefetto Linardi agli amministratori accolti dal primo cittadino di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, «è chiaro che l’adesione allo Sprar è su base volontaria quindi ognuno potrà decidere come muoversi». Il presidente dell’associazione nazionale comuni italiani, Lapenna, ha introdotto i lavori cercando di entrare nel vivo della discussione. Le parole di Linardi e Lapenna e la testimonianza di Emanuela Di Giovambattista, assessore al Sociale del Comune dell’Aquila, non hanno però convinto i marsicani che hanno subito illustrato ai presenti la situazione dei vari Comuni. «A San Benedetto», ha affermato il sindaco Quirino D’Orazio, «qualche anno fa furono bruciate diverse auto e chiedemmo un intervento. Per giorni ci furono controlli e forze dell’ordine, poi basta. Dall’epoca a oggi le unità di immigrati sono aumentate a dismisura e ho perso 8 dipendenti in Comune che non posso riassumere». Dello stesso avviso anche il primo cittadino di Luco dei Marsi, Domenico Palma, che ha cercato nel suo mandato di migliorare i rapporti tesi tra residenti ed extracomunitari. «Luco ha 6mila abitanti e 900 immigrati regolari», ha sottolineato, «ci sono state tensioni e abbiamo cercato di risanare la situazione, ma ora accogliere altri immigrati significherebbe creare tensioni sociali». L’assessore di Celano, Ezio Ciciotti, ha spiegato al prefetto che il Comune dà sostegno a 640 famiglie, di cui parte formate da extracomunitari, e non può intraprendere altre iniziative simili. Stessa cosa Pescasseroli e altri Comuni marsicani. «Dobbiamo renderci conto che si tratta di un business», ha dichiarato Simone Angelosante, sindaco di Ovindoli, «perché questi soldi non vengono spesi per espellere gli irregolari o per aiutare i Comuni? Non si può chiedere ai sindaci che affrontano mille difficoltà di accogliere degli immigrati senza tenere conto di quelli che già ci sono, regolari e irregolari». Per il consigliere regionale e sindaco di Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, l’accoglienza va condivisa con le istituzioni. «Nel mio paese sono stati accolti due anni fa degli immigrati senza che l’amministrazione sapesse nulla», ha commentato, «credo che la prefettura avesse il dovere di renderci partecipe di questa decisione. Ora con il parroco stiamo cercando di far integrare i ragazzi ospiti della parrocchia attraverso dei lavori socialmente utili che partiranno a breve. Ma la mia comunità ha mille e 200 abitanti, non possiamo ospitarne altri».
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