I sindaci: la centrale a biometano dannosa per i prodotti del Fucino

Collarmele, San Benedetto e Pescina ribadiscono lo stop, anche Confagricoltura boccia il progetto Ma l’azienda chiarisce: «Impianto virtuoso che produrrà energia pulizia e restituirà fertilizzante»
COLLARMELE. Collarmele, Pescina e San Benedetto dei Marsi puntano i piedi: l’impianto di biometano che un’impresa marsicana, la Biometano Energy, intende realizzare del territorio di Collarmele «non va realizzato». E non perché, hanno precisato gli amministratori locali, i tre paesi siano contrari alla produzione di energia pulita, ma perché l’impianto verrebbe a penalizzare pesantemente l’agricoltura, principale risorsa economica del territorio. Per spiegare le ragioni della loro opposizione all’impianto e annunciare, a nome dei proprie comunità, la ferma volontà di ostacolare, nel rispetto delle norme, la costruzione dell’impianto, gli amministratori dei tre comuni hanno tenuto un incontro nella sala Eduardo De Filippo di Collarmele.
«Collarmele», ha spiegato il primo cittadino, Antonio Mostacci, «in 35 anni ha dato un grosso contributo alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Disponiamo di un impianto eolico da 40 Mw, di vari parchi eolici e di una centrale a biogas, a un chilometro dall’area dove dovrebbe sorgere l’impianto di biometano. Abbiamo già dato abbastanza. Ora basta».
Non meno determinato è apparso il vice sindaco di Pescina, Tiziano Iulianella, di professione allevatore. «Mi domando», si è chiesto Iulianella, «dove l’azienda prenderà le 113mila tonnellate di scarti agricoli e zootecniche per alimentare l’impianto. Sono convinto che l’agricoltura del Fucino, che punta sui prodotti di qualità, ne riceverebbe un danno».
Poi l’affondo finale: «Prima di realizzare l’impianto devono passare sul mio corpo».
Il sindaco di San Benedetto, Quirino D’Orazio, si sofferma sul mancato coinvolgimento delle popolazioni locali: «Provvedimenti del genere non possono piovere dall’alto». E stigmatizza la mancata presenza all’incontro degli amministratori regionali. Era rappresentata infatti solo la Provincia con il consigliere Gianluca Alfonsi, che ha assicurato il sostegno dell’Ente alla «legittima battaglia» dei Comuni marsicani contro la realizzazione dell’impianto. L’assessore all’Ambiente del Comune di San Benedetto, Antonio Cerasani, ha posto l’accento su una serie di problematiche connesse all’impianto, tra cui quello dello sversamento e del transito dei Tir che renderebbero caotica e pericolosa la circolazione. All’incontro anche i sindaci di Scurcola Marsicana, Olimpia Morgante, e di Magliano de’ Marsi, Mariangela Amiconi, il direttore di Confagricoltura L’Aquila, Stefano Fabrizi, e il presidente del Consorzio Igp della patata del Fucino, Mario Nucci. Entrambi si sono detti contrari.
Intanto, c’è da registrare una presa di posizione della società che intende realizzare l’impianto. «L’unica alimentazione prevista per il nostro impianto», spiega Patrizia Tarquini della Biometano Energy, «sarà costituita da sottoprodotti di derivazione agricola e zootecnica. Sono tassativamente esclusi dal nostro progetto rifiuti organici o qualsiasi altra tipologia di rifiuti, il cui utilizzo non è mai stato ipotizzato né richiesto. Nel corso della conferenza dei servizi del 5 agosto i rappresentanti delle autorità locali hanno illustrato la loro contrarietà all’opera, che ha invece ricevuto da altri Enti note di grande apprezzamento». Si fa notare anche che «secondo l’Arta regionale il ricorso a fonti rinnovabili previsto dal progetto possa in prospettiva ridurre gli impatti sull’ambiente delle biomasse prodotte. Riteniamo di avere ipotizzato un esempio particolarmente interessante di economica circolare, intercettando sottoprodotti già presenti nell’area, che fino ad oggi vengono gestiti nella meno virtuosa forma aerobica sul territorio, per trasformarli in biometano, che andrà a sostituire combustibili fossili più inquinanti e in gran parte importati dall’estero, associato alla produzione di un fertilizzante che andrà restituito alla terra rispettandone le esigenze».
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