I sopravvissuti: ore di angoscia nel buio

In aula il racconto di quattro ragazzi scampati alla tragedia del crollo. Chiedono risarcimenti per danni morali e biologici
L’AQUILA. Udienza, ieri mattina, del processo civile per il crollo, il 6 aprile del 2009 della Casa dello studente (otto le vittime), promosso da 4 studenti sopravvissuti (Horlando Bruno, nato in Venezuela e che oggi vive a Raiano, Pasquale Gianfelice di Larino nel Molise, Shana Capuzzo di Pescina e Besmir Nazaj, originario dell’Albania) per i quali si chiede un risarcimento per danni morale e biologico e per disturbi post-traumatici da stress.
Il giudice Monica Croci ieri ha ascoltato proprio i 4 giovani sopravvissuti che hanno raccontato i momenti di quella notte partendo dalle rassicurazioni avute nei giorni precedenti fino alle 3,32, ora in cui il palazzo è in gran parte andato giù. Nell’aula c’è stata una forte emozione quando i ragazzi hanno raccontato la paura, il buio, l’impossibilità nell’immediatezza di trovare una via di uscita e poi il dramma nel sapere della morte di loro amici con i quali erano stati insieme fino a qualche tempo prima. Nel mirino dei sopravvissuti la Regione Abruzzo e l’Azienda per il diritto agli studi universitari. Infatti l’avvocata dei 4 giovani, Wania Della Vigna, ha di nuovo sottolineato le responsabilità civili della Regione e dell’Adsu nella vicenda.
«Questo processo civile», dice l’avvocata Della Vigna, «nasce da tutto il materiale probatorio delle indagini della Procura della Repubblica aquilana, del compianto Alfredo Rossini e del pm Fabio Picuti, con tutte le consulenze tecniche degli esperti Decanini, Aledda, Benedettini, Salvatori e soprattutto della perizia della dottoressa Maria Gabriella Mulas assunte in sede di incidente probatorio, nel pieno contraddittorio tra le tutte le parti». La prossima udienza è prevista a marzo. Nel 2018 il tribunale civile aveva condannato la Regione Abruzzo e l’Azienda per il diritto allo studio (Adsu) al pagamento di un milione e 200mila euro ai familiari di Hamade Hussein, uno degli 8 ragazzi che hanno perso la vita nella tragedia. Entro l’anno si attende la sentenza di Appello.
PROCESSO PENALE. La Casa dello studente è crollata a seguito della scossa del 6 aprile 2009. Il processo penale a carico dei responsabili della costruzione e della manutenzione dello stabile si è concluso nel maggio del 2016 con la condanna in via definitiva da parte della Cassazione per 4 tecnici. Le accuse nei confronti degli imputati erano di omicidio colposo, disastro e lesioni. Nelle motivazioni delle condanne i giudici hanno scritto che l’edificio – costruito nel 1965 – era “destinato a crollare perché, ancora prima dei lavori di ristrutturazione eseguiti nel 2000, era stato totalmente e pericolosamente modificato rispetto al progetto originario e all’iniziale destinazione d’uso”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

