I sottoservizi cambiano percorso Il mese di fermo allunga i tempi

Frattale: «Domani l’incontro con la Gsa per l’intervento nelle zone abitate. Non finiremo a dicembre» L’impresa chiederà le riserve economiche: il blocco per i ritrovamenti ci è costato il 50% di perdite
L’AQUILA. È stato fissato per domani l’incontro tra la Gran Sasso Acqua e l’impresa che sta costruendo il primo lotto dei sottoservizi.
Domani si riuniscono il presidente della Gsa, Fabrizio Ajraldi, e il coordinatore generale della commessa, Gianni Frattale, insieme ai responsabili dei vari settori di competenza del cantiere. Dovrebbero esserci anche rappresentanti del Comune e della Soprintendenza ai Beni culturali.
DOMANI LA RIUNIONE. La convocazione è stata voluta da Ajraldi, per stringere i tempi sul nuovo cronoprogramma e sul cambiamento del percorso, per stabilire i nuovi tempi dell’avanzamento tecnico-economico dei lavori.
I tempi per completare la zona della parte alta di corso Vittorio Emanuele, compresa via Garibaldi, dove i lavori sono stati ripresi da 48 ore, sono di 20 giorni, come promesso dalla Gsa – che è la stazione appaltante – in accordo con la Soprintendenza ai Beni culturali.
I PRIMI 11 CHILOMETRI. Frattale rappresenta, quale coordinatore generale, l’Associazione temporanea di imprese (Ati) composta dalla ravennate Acmar (42%) e dalle aquilane Taddei (38%) e Edilfrair (20%). Le tre imprese hanno vinto l’appalto della Gsa da circa 30 milioni di euro (arriva poi a 40 il finanziamento con gli oneri fiscali e le voci tecniche).
«Da quando è iniziato questo primo lotto abbiamo costruito circa 11 chilometri di sottoservizi», spiega Gianni Frattale, ex presidente dell’Ance, l’Associazione dei costruttori della provincia dell’Aquila, e titolare della Edilfrair.
«Per completarlo dobbiamo ancora entrare nelle stradine laterali. Io stesso, quando ero presidente dell’Ance, proposi un piano alla Gsa di dividere in lotti il cantiere dei sottoservizi, in modo da far lavorare più imprese e dare lavoro un po’ a tutti. La Gsa accettò la mia proposta e la fece sua. Così ora ci sono altri tre lotti da cominciare».
LE STRADE DA FARE. « E sono parti importanti, come la Villa Comunale-via XX Settembre – che poi comprende Fontesecco e la parte finale di via Sallustio –, via Strinella, viale della Croce Rossa, il quartiere di San Pietro, via Roma, viale Duca degli Abruzzo, viale Giovanni XXIII». Insomma, c’è ancora qualche anno da aspettare .
TUNNEL NON PER TUTTI. «Non per tutti i lotti e le strade è previsto il tunnel intelligente, o meglio la “galleria tecnologica”, perché in alcuni vicoli non si può entrare, ma bisogna andare con i tubi e le canaline», spiega Frattale.
Sui tempi di venti giorni lavorativi per la conclusione del cantiere della parte alta di corso Vittorio, Frattale si trova d’accordo con il presidente della Gsa.
CAMBIO DI ROTTA. «L’incontro di domani è stato chiesto dalla Gsa per cambiare il progetto. Occorrono delle varianti per quanto riguarda il percorso», afferma Frattale, «perché, come ha detto Ajraldi, bisogna fare i conti con i commercianti, gli artigiani e i residenti che sono rientrati, e avvertire anche chi sta per rientrare, su dove, come e quando passeranno i lavori dei sottoservizi. E provare a operare dove sono già rientrati».
IL FERMO E LE RISERVE. L’avanzamento tecnico-economico che si è bloccato per oltre un mese (da gennaio), a causa del ritrovamento di reperti archeologici, avrà anche un costo in termini di riserve da parte dell’Ati. Oltre che tempi più lunghi. «Dobbiamo vedere e valutare», sostiene Frattale, «ma abbiamo avuto il 50% di perdite con il cantiere fermo. Bisogna tenere conto che il costo è di 1,5 milioni al mese, secondo contratto, per l’avanzamento tecnico-economico. Il costo dei sottoservizi è di 2 milioni circa a chilometro, quindi significa che per rispettare i tempi bisogna scavare quasi un chilometro al mese. Se si resta fermi per un mese – non per problemi legati all’impresa – ci sono poi ritardi sia sul completamento dell’opera (non finiremo entro dicembre 2018), che sotto l’aspetto economico».
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