I vertici del Cogesa non mollano Contestato il “licenziamento”

2 Gennaio 2023

Il cda sconfessa la validità della votazione non essendo presente il 51 per cento degli aventi diritto Ma è lungo l’elenco delle criticità mosse dai sindaci: confermata la sfiducia alla governance

SULMONA. «È stata una forzatura. Abbiamo lasciato ai sindaci che erano rimasti in assemblea la possibilità di votare la nostra revoca e a seguire l’insediamento del nuovo amministratore, anche se il quorum era inferiore a quello che, a nostro avviso, era richiesto. Non abbiamo fatto nessun ostruzionismo perché l’assemblea può decidere. Ci siamo soltanto riservati la facoltà di verificare se la votazione fosse valida, perché secondo lo statuto è necessario che siano presenti il 51% delle quote. In regime di autotutela abbiamo annunciato ai sindaci che verificheremo nei prossimi giorni se la decisione possa essere accettata o meno».
È muro contro muro tra il consiglio di amministrazione del Cogesa, che si occupa della gestione dei rifiuti, e una parte dei Comuni soci: i primi non vogliono lasciare il loro posto, o almeno non adesso; gli altri non vogliono che gli attuali amministratori restino un giorno di più alla guida della società a totale capitale pubblico. Dopo aver bocciato il bilancio di previsione, i sindaci hanno votato il dimissionamento del cda, nominando come commissario Franco Gerardini. Ma il presidente Nicola Guerra è stato chiaro, anche e soprattutto per quanto riguarda il “licenziamento” per giusta causa. «A nome dei sindaci presenti all’ultima votazione», precisa Guerra, «il primo cittadino di Sulmona, Gianfranco Di Piero, ha letto una richiesta che è inserita negli atti del verbale dell’assemblea (anche in questo caso ci riserviamo di verificare le criticità sollevate) e sicuramente risponderemo nei termini e nei modi previsti, perché si fa riferimento soprattutto alla posizione del Comune di Sulmona, con il quale ci sono degli squilibri sui debiti e sui crediti. E su questo punto crediamo che possa esserci un abuso di etero-direzione da parte del Comune. Sono tutte cose che verificheremo con estrema tranquillità con l’unico obiettivo di far uscire l’azienda dallo stato di crisi».
Ma i sindaci di Sulmona, Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro, Cansano, Pescocostanzo, Vittorito e Tornimparte, la pensano in maniera diversa. E nel lungo elenco di contestazioni all’indirizzo del Cda figurano: la mancata convocazione per l’approvazione del bilancio 2020, 2021 nei termini previsti; l’immobilismo dei Cda nonostante gli indicatori di crisi; le assunzioni e i rinnovi dei contratti fatti senza consultare il controllo analogo, nonostante le diffide ricevute. E ancora, il superamento dei conferimenti in discarica di decine di migliaia di tonnellate; i contratti fuori mercato stipulati con L’Aquila senza giustificato motivo e soprattutto senza mostrare le carte nonostante le ripetute sollecitazioni. Insomma, la situazione non è per niente tranquilla, coi Comuni soci divisi in più fronti e l’azienda, fino a qualche anno fa presa ad esempio da tutti nel settore dello smaltimento dei rifiuti, che rischia di andare in frantumi.
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