I volontari riaprono la via dimenticata

13 Maggio 2018

Una protesta d’altri tempi: si sostituiscono alle istituzioni e tolgono detriti e rami sulla strada che va a Passo San Leonardo

PACENTRO. Il 6 febbraio 1950 inizia lo sciopero a rovescio dei braccianti e dei contadini del Fucino per il lavoro e la terra contro il principe Torlonia. Dopo 8 giorni di sciopero a rovescio (cioè fare i lavori che il padrone non voleva far fare), arriva l’accordo: Torlonia paga 14 milioni per i lavori eseguiti dai braccianti impegnandosi ad assumerne 1.500.
Da quel momento iniziò un periodo di progresso e di benessere per i contadini del Fucino, con opere di civilizzazione, stradali, idriche e abitative.
E ieri, sulla strada che sale verso Passo San Leonardo, sembrava essere tornati indietro di 70 anni con l’azione dei residenti di Pacentro, di Campo di Giove e degli altri paesi della vallata: armati di buona volontà hanno iniziato a ripulire la strada da detriti, alberi, cespugli e pietre dopo sei anni di assenza delle istituzioni. In poche ore sono riusciti a fare quello che la Provincia non ha fatto per sei anni, tenendo chiusa una strada senza alcun motivo e mettendo in ginocchio l’economia di un intero comprensorio. «Ad altri sarebbe toccato questo lavoro, anche perché ben pagati», taglia corto Alessandro Pelini, proprietario di un agriturismo ai piedi di Pacentro, «in effetti ripulire venticinque chilometri di strada non è semplice, ma ce la faremo».
Da Sulmona, di prima mattina, è partito anche l’imprenditore Pasquale Di Toro, già intervenuto in passato in casi analoghi per sopperire all’assenza delle istituzioni. Fu lui che finì sulle cronache nazionali per essere stato multato dopo aver liberato la statua di Ovidio dalla neve: «Siamo qui insieme a tutti questi giovani volenterosi per fare la nostra parte. Non vogliamo pacche sulle spalle o ringraziamenti. Non ci servono. Serve solo che chi è nella stanza dei bottoni della Provincia dell’Aquila faccia il proprio dovere consentendo nel più breve tempo possibile la riapertura della strada».
Tra i volontari molte donne, pronte a impugnare falce e ramazza per rendersi utili alla causa. «Devono riaprire questa strada che per noi è di fondamentale importanza», afferma Francesca, «qui ci sono i posti più belli d’Italia che una politica miope ha ridotto in questo stato. In altre regioni come il Trentino tutto questo non sarebbe mai accaduto. A dare una mano c’è anche Francesco De Chellis, il ristoratore dello sciopero della fame. E quando attorno alle 13 è partito l’ennesimo sopralluogo, questa volta anche con i rappresentanti della Regione, De Chellis era ad attenderli seduto sui blocchi di cemento posizionati dalla Provincia per chiudere la strada. Blocchi di cemento che sono diventati il simbolo della protesta. Con il presidente della Provincia, Angelo Caruso, c’erano anche il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, il delegato alla Viabilità e trasporti regionali, Maurizio Di Nicola, i sindaci del Comune di Pacentro e di Sant’Eufemia a Maiella e il dirigente del Genio civile Giancarlo Misantoni. E alla fine del sopralluogo è arrivata la schiarita. La Regione si è impegnata con 200mila euro a mettere in sicurezza la Sp 54 che potrebbe riaprire già da giovedì prossimo, con un senso unico alternato e segnaletica di salvaguardia a tutela degli automobilisti. Mentre, i lavori di ripulitura della Sr 487 proseguiranno anche nei prossimi giorni grazie all’apporto dei volontari. Un tavolo tecnico è stato convocato «per giovedì per verificare tutte le condizioni di operatività e operazioni da effettuare sulle due arterie».
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