Iampieri: «Che bello viaggiare di nuovo»

La scelta di Loreta di donare un organo al marito ha regalato alla coppia un’esistenza migliore
AVEZZANO. Il regalo di sua moglie Loreta lo conserverà per tutta la vita. Da febbraio, Fernando Iampieri, 68 anni, vive con un rene donato dalla donna. Dal 2008 era costretto a fare la dialisi e i suoi reni lavoravano a fatica. La moglie Loreta Ricci, 62 anni, lo vedeva giorno dopo giorno lottare. L’unica alternativa era il trapianto. E così è stato. «Mi sono sentito bene sin da subito», spiega, «quasi meglio di mia moglie che ha affrontato l’operazione con me. Nel giro di poco, sono tornato a fare quello che amavo fare. Sono tornato a viaggiare». E di viaggi Loreta e Fernando ne hanno fatti tanti, dalle “scorribande” su e giù per l’Italia all’indomani delle nozze, a un bel giro della penisola iberica a metà degli anni Settanta, quando la Spagna si stava mettendo alle spalle gli anni pesanti della dittatura franchista. E poi la Grecia, l’Egitto e la Tunisia. Fino ad arrivare a Santo Domingo, dove da anni abita il figlio Stefano che nel frattempo ha avuto una bella nipotina, la piccola Lorena. «È stato bellissimo poter tornare a viaggiare, cosa che naturalmente mi era preclusa negli anni di dialisi», sottolinea Iampieri. La lista dei trapianti in Abruzzo, come nel resto d'Italia, è molto lunga e per l’ex dipendente della Regione, ricevere un rene in tempi brevi era ancora più difficile perché aveva passato i 60 anni. Lo stesso figlio Stefano, con l’altro figlio Emilio – consigliere regionale di Forza Italia – si era offerto di donarglielo avendo, tra l’altro, una compatibilità del 100 per cento con il padre. «Non avrei mai accettato un rischio del genere da parte dei miei figli. Mia moglie, in un certo senso, “mi ha messo alle strette”. Ha fatto una cosa grande per me». Entrambi i coniugi si sono affidati alla professionalità del centro trapianti. «Ci tengo a dire grazie all’équipe del professor Antonio Famulari, ma anche agli altri medici, Francesco Pisani, Linda De Luca e Quirino Lai. Non solo questo reparto ha seguito gli interventi con competenza, ma ancora oggi sta gestendo l’evoluzione della terapia post-trapianto». Dopo un’operazione del genere si fanno i conti con dei farmaci antirigetto, la cui somministrazione varia costantemente a seconda de
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