Il 43enne morì perché rassicurato Stato condannato al risarcimento

Il macedone Hasani tra le vittime di Castelnuovo, confermata in Appello la sentenza del giudice Croci Ai familiari vanno 320mila euro per le parole dell’ex vicecapo della Protezione civile De Bernardinis
L’AQUILA. Anche Refik Hasani morì perché rassicurato dallo Stato. Il muratore macedone di 43 anni non sarebbe rimasto a dormire nella sua casa di Castelnuovo di San Pio delle Camere in quella tragica notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 se non avesse ascoltato l’intervista televisiva rilasciata pochi giorni prima dall’allora vicecapo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis. E per questo lo Stato dovrà risarcire oltre 320mila euro ai suoi familiari.
Lo dice una nuova sentenza civile, applicando un principio già visto in altri pronunciamenti simili. Quelli, almeno, riguardanti le cause per i risarcimenti nate sulla scia del processo Grandi Rischi da cui De Bernardinis uscì come unico condannato per aver detto, a margine della riunione della commissione del 31 marzo 2009 all’Aquila, «non c’è pericolo, io l’ho detto al sindaco di Sulmona, la comunità scientifica mi continua a confermare che anzi è una situazione favorevole perciò uno scarico di energia continuo». Ma è comunque una sentenza che si fa notare. Almeno per due ragioni. La prima: è firmata dalla Corte di Appello dell’Aquila ed è quindi una conferma del principio anche in secondo grado. L’altra ragione: la condanna in primo grado contro la presidenza del Consiglio dei ministri per la morte di Hasani, arrivata nel maggio scorso e oggi confermata, era della giudice dell’Aquila Monica Croci. La stessa giudice che solo pochi mesi dopo, a ottobre, firmò invece la cosiddetta “sentenza choc” di tutt’altro tenore, che assegnava il 30% a tre giovani vittime per la loro stessa morte per essere rimasti in casa nella tragica notte del sisma.
Anche in questo caso lo Stato, tramite l’Avvocatura, chiedeva il riconoscimento del concorso di colpa della vittima. «Il motivo di Appello va respinto senza indugio», scrive però la Corte nella sentenza di secondo grado, confermando anche quanto rilevato dalla giudice Croci in primo grado grazie alle testimonianze di amici e familiari di Hasani, ossia il «nesso causale tra l’efficacia tranquillizzante dell’intervista e il cambiamento di abitudine, in quanto, ove Refik non fosse stato tranquillizzato, avrebbe abbandonato l’immobile già al verificarsi della scossa di magnitudo 3,9 delle 22.45 del 5 aprile e quindi, alle 3.32 del 6 aprile si sarebbe trovato ancora fuori dall’immobile e non sarebbe deceduto nel crollo».
I familiari del macedone sono rappresentati dagli avvocati Ubaldo Lopardi e Massimo Costantini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

