Il 6 aprile visto da noi «Argini e ripari, così si previene il dolore»

11 Aprile 2018

Assemblea d’istituto per riflettere sul senso della memoria «Senza dimenticare, bisogna puntare sulla prevenzione»

L’AQUILA. “Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”: questo diceva Gustav Mahler, compositore e direttore d’orchestra vissuto tra Otto e Novecento.
Per noi aquilani, il 6 aprile è diventato il nostro fuoco e le ceneri sono le macerie di una città che ha cambiato volto. C’è sempre, però, seppure segnata profondamente da una ferita che ha ancora bisogno di cicatrizzare.
«Non bisogna continuare a rimpiangere L’Aquila di una volta, ciò che è successo l’ha resa diversa, e noi adesso dobbiamo renderla di nuovo viva partendo da qui»: è questo ciò che è emerso dall’assemblea d’istituto del Convitto Cotugno che si è tenuta il 6 aprile scorso, assemblea alla quale sono intervenuti, tra gli altri, la dirigente scolastica, i professori, gli alunni e vari ospiti, alcuni dei quali profondamente colpiti, quel 6 aprile 2009, nei loro affetti più cari.
Si è riflettuto, nell’occasione, sulla partecipazione alla fiaccolata organizzata nella notte di ogni anniversario del terremoto dell’Aquila, in quanto, anno dopo anno, il numero dei partecipanti va diminuendo.
Questo non significa, però, necessariamente, un affievolirsi della memoria: le persone, infatti, hanno una sensibilità diversa e di conseguenza un diverso modo di sentire e affrontare il dolore.
Molti non riescono a sopportare quella notte, quell’ora, quel minuto, perché hanno subìto la perdita, la separazione, paragonabile a uno strappo, da una persona cara.
Una notte diventata, in questi anni, apparentemente come le altre, ma in realtà diversa per il suo silenzio assordante, perché nell’aria ha sospesi i pensieri della città che prega, soffre e ricorda insieme.
Ovviamente non si può e non si deve dimenticare ciò che è successo, bisogna tramandare la memoria di ciò che è stato, parlandone, perché è giusto così.
Ma mantenere vivo il ricordo non vuol dire lasciarsi dominare dalla nostalgia, vuol dire incidere nei cuori dei cittadini una consapevolezza di quanto è accaduto e riportarla nel presente, per evitare di lasciarsi cogliere di nuovo impreparati.
Una politica di prevenzione è un dovere fondamentale: Machiavelli afferma che l’uomo virtuoso è colui che in tempi quieti costruisce argini e ripari per evitare che il fiume in piena della Fortuna provochi danni.
Il 6 aprile, dunque, è un momento di condivisione che unisce i cittadini nel dolore, ma deve anche creare uno spirito di collaborazione, perché le future generazioni possano contare sulle garanzie a cui hanno diritto.
Chiara Crucianelli
Paola Farroni
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