Il ’68 del preside Mancini «Studiai tutte le materie»
L’AQUILA. Non una, ma tante notti prima degli esami. Una almeno per ogni materia da portare scritta e orale, ancora nel 1968, così come voleva la vecchia riforma Gentile, rispolverata da Guido...
L’AQUILA. Non una, ma tante notti prima degli esami. Una almeno per ogni materia da portare scritta e orale, ancora nel 1968, così come voleva la vecchia riforma Gentile, rispolverata da Guido Gonella, ministro dell’Istruzione negli anni Cinquanta, e primo storico presidente dell’Ordine dei Giornalisti. In un anno che avrebbe cambiato per sempre la vita di milioni di studenti, in Italia e in Europa, l’ex preside, oggi consigliere comunale, Angelo Mancini, si trovò a sostenere la Maturità per conseguire il diploma di perito chimico. Solo un anno dopo sarebbe cambiato tutto, con la riforma che ridusse a due le prove scritte, e, solo qualche giorno dopo, l’estate sarebbe esplosa coi tormentoni di Riccardo Del Turco e Adriano Celentano, rispettivamente con Luglio e Azzurro. Ma intanto c’era da schiumare e in sede d’esame si rischiava grosso. «A giugno si poteva essere rimandati se si falliva una singola prova», ricorda Mancini che ha alle spalle una carriera importante come docente e dirigente scolastico. «Non era poi così difficile. Un compagno di classe fallì la prova di Chimica, venne rimandato a settembre e poi fu peraltro bocciato».
Preside Mancini, che ricordo ha di quei giorni?
«Beh, è ormai passato mezzo secolo e tante cose ora mi sfuggono, ma ho un ricordo ben nitido della tensione nell’affrontare ogni prova. Del resto, bisognava prepararsi negli scritti, negli orali e c’era da sostenere anche qualche prova pratica, specie nell’ambito della chimica».
Che tipo di scuola era, al tempo, l’Istituto industriale?
«Era una realtà enorme, considerando che ospitava anche centinaia di studenti dalla provincia di Rieti, visto che lì non esistevano degli indirizzi simili. Non avevamo una sede unica, ma più plessi e quello centrale si trovava alla Villa, più o meno dove ora c’è il Gran Sasso Science Institute. Naturalmente, la sede attuale dell’Itis non c’era ancora».
Quali erano le sue materie preferite?
«Amavo molto la Chimica, la materia di indirizzo e, per fortuna, me la cavavo anche con l’Italiano. È un po’ difficile mettere a fuoco, ma credo di aver svolto il tema su una riflessione sull’opera di Alessandro Manzoni, a partire dai Promessi sposi».
Si studiava parecchio?
«Certo, per tutti noi era il primo vero banco di prova che arrivava al termine di un percorso di studi piuttosto impegnativo. Ci tenevamo a fare bene e passammo varie notti sui libri. D’altra parte, non avevo nessuna intenzione di passare l’estate a studiare per qualche esame di riparazione o, peggio ancora, finire bocciato e dover perdere l’anno».
Come se la cavò?
«Piuttosto bene. Non c’erano i voti in centesimi e neanche in sessantesimi, si andava con una valutazione da zero a dieci come avviene durante l’anno. Io riportai una media dell’otto: qualche prova andò meglio, qualche altra peggio, ma sostanzialmente le valutazioni furono piuttosto omogenee».
Come proseguì gli studi?
«Scelsi di studiare Scienze biologiche e mi laureai all’Aquila nel 1974. Del resto, qui in città non c’era ancora Ingegneria con indirizzo chimico. Quindi decisi di restare in ambito scientifico. Poi, da lì a qualche anno, arrivò la carriera scolastica che mi ha accompagnato sino alla direzione del Liceo Cotugno, esperienza magnifica».
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