Il Beato Andrea da Montereale tra storia e devozione popolare

MONTEREALE. Non erano soltanto gli Egizi a praticare l’imbalsamazione. La mummificazione artificiale rappresenta una pratica diffusa in diverse epoche, culture e aree geografiche. Per l’Antropologia,...
MONTEREALE. Non erano soltanto gli Egizi a praticare l’imbalsamazione. La mummificazione artificiale rappresenta una pratica diffusa in diverse epoche, culture e aree geografiche. Per l’Antropologia, la volontà di preservare il corpo del defunto possiede un’importanza enorme. Nel Medioevo cristiano l’incorruttibilità del corpo era considerata un prodigio vero e proprio, fino al XIX secolo essa costituiva requisito essenziale per la canonizzazione di personaggi deceduti in “odor di santità” e ancor oggi costituisce un evento miracoloso nell’opinione dei devoti. In realtà, i corpi di alcuni di loro furono conservati artificialmente, in modo da poter essere esposti dopo la morte alla venerazione dei fedeli. Lo studio più recente, pubblicato sulla rivista “Medicina Historica”, riguarda il corpo del Beato Andrea da Montereale, monaco agostiniano nato a Mascioni (Campotosto) all’inizio del Quattrocento e spentosi a Montereale nel 1479. Indagini retrospettive su fonti testuali antiche e moderne sono state condotte da un gruppo diretto dal dottor Luca Ventura (anatomopatologo aquilano e coordinatore nazionale del Gruppo italiano di Paleopatologia) di cui fanno parte anche il dottor Mirko Traversari (bioantropologo dell’Università di Bologna) e il prof Maurizio Ripani (Università di Roma “Foro Italico”), che effettuò l’ultima Ricognizione canonica nel 1989. Le evidenze emerse rivelano che il corpo del Beato Andrea fu sottoposto a mummificazione artificiale, con ogni probabilità eseguita proprio a Montereale appena 25 anni dopo quella di San Bernardino. Non sempre, quindi, queste pratiche miravano alla conservazione a lungo termine dei corpi. Spesso l’esigenza di esporre la salma alla devozione dei fedeli o di una sua traslazione in altro luogo costringeva ad adottare stratagemmi conservativi che impedissero la decomposizione, specialmente nelle stagioni più calde. Le moderne evidenze scientifiche non sminuiscono l’importanza delle Reliquie dei Santi ma, al contrario, conferiscono maggior lustro a personaggi considerati santi già in vita, al punto di volere assicurare l’integrità del corpo a breve o lungo termine. Secondo la tradizione il Beato Andrea nacque nel 1397 da un’umile famiglia di Mascioni. Più probabilmente, la sua nascita dovrebbe essere collocata tra il 1402 e il 1404. Entrò nel convento agostiniano di Montereale e fu ordinato a 25 anni. Studiò teologia a Siena, dove divenne professore nel 1443. Fu anche predicatore itinerante in Italia e in Francia riformando diversi monasteri agostiniani. Nel 1476 si ritirò a Montereale fino alla morte avvenuta il 18 aprile 1479. Da allora il suo corpo è stato conservato nel locale convento. Nel 1691 un forte terremoto colpì la zona ma Montereale – si disse – fu tenuta al sicuro per intercessione di Andrea. Dopo il terremoto del 1703 il suo altare fu trovato intatto all’interno della chiesa distrutta. STASERA IN TV
Il Beato Andrea di Montereale, la sua chiesa, la sua storia, i miracoli e il “mistero” della conservazione del corpo saranno gli argomenti di “L’Aquila al centro”, programma condotto dal giornalista del Centro Giustino Parisse in onda stasera alle 20,30 su Rete 8 (canale 10). Ospiti il paleopatologo Luca Ventura, il parroco di Montereale don Serafino Loiacono, i componenti del comitato Beato Andrea, Marcella Polidori e Donato De Santis.

