Il bello della legalità, lezione a 750 studenti

21 Febbraio 2017

Scientifico a confronto con esperti e detenuti. Il preside Gizzi: «Offrire esempi di impegno civile»

AVEZZANO. Come è cambiato il concetto di legalità negli anni e quali valori possono cambiare oggi il modo di vivere delle nuove generazioni. Se ne è parlato ieri mattina alla presenza di 750 ragazzi del Liceo scientifico di Avezzano nel corso del convegno riguardante “La bellezza della legalità”. I ragazzi hanno vissuto un’esperienza intensa e coinvolgente. Erano presenti don Aldo Antonelli (rappresentante di Libera nella Marsica), Simmaco Perillo (presidente cooperativa “Al di là dei sogni”), Guido Saraceni (docente Università di Teramo), Anna Angeletti (dirigente Casa circondariale di Regina Coeli), ospiti della Casa Circondariale di Avezzano, Antonio Picascia (imprenditore), padre Maurizio Patriciello (parroco di Parco Verde di Caivano), Sandro Ruotolo (giornalista che vive sotto scorta) e il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio. L’incontro, promosso dal dirigente scolastico Franceso Gizzi, è stato moderato dall’insegnante Arnaldo Mariani.

«Abbiamo voluto dare un taglio diverso a questo tema», afferma il preside Gizzi, «perché ai giovani bisogna offrire esempi di vita e di impegno civile coerenti e positivi. Ai relatori ha dato un contributo importante il prefetto Giuseppe Linardi. Sensibilizzare, informare e quindi formare le nuove generazioni: elementi fondamentali per la crescita consapevole di una società. I giovani hanno bisogno di conoscere, di riflettere, ma anche di vedere un futuro migliore».

«Il problema della legalità è culturale», spiega don Aldo Antonelli, «è legato al fenomeno dell’inquinamento della parola, in cui molti termini hanno perso il significato originale diventando rifiuti indifferenziati».

Patriciello si è invece soffermato sul concetto di libertà, sottolineando «l’insussistenza dell’uomo quando diventa delinquente».

Commuovente è stata la testimonianza di un gruppo di detenuti arrivati fino in teatro a piedi e seduti in prima fila. «Ho perso dieci anni della mia vita», racconta uno di loro, rivolgendosi ai ragazzi e invitandoli «a non sprecare la vita». (p.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA