L’AQUILA
Pasqua amara per gli abruzzesi, stretti tra rincari diffusi e un mercato alle prese con aumento di trasporti, imballaggi e packaging. E mentre sugli scaffali i prezzi di uova di cioccolato e colombe continuano a salire, lungo la filiera – come raccontano gli artigiani locali – alcuni costi delle materie prime, cacao in testa, iniziano a scendere. Ma ciò non basta a frenare i rincari. A lanciare l’allarme è il Codacons che registra aumenti rispetto allo scorso anno tra il +6% e il +10%. «Anche nel 2026 acquistare un uovo di cioccolato peserà di più sul portafoglio delle famiglie, sebbene i rincari risultino più contenuti rispetto agli ultimi due anni», spiega l’avvocato Fabrizio Foglietti, coordinatore regionale Codacons. I numeri parlano chiaro: «Nei supermercati e nei negozi alimentari si registrano aumenti rispetto allo scorso anno che vanno mediamente dal +6% fino a toccare punte del +10% per alcuni marchi. Il prezzo al chilo delle uova di cioccolato di produzione industriale può arrivare a superare i 77 euro, contro i circa 70 euro del 2025».
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TUTTI GLI AUMENTI
Un aumento che si traduce in prezzi finali molto variabili. «A seconda delle dimensioni, della marca e della linea scelta, tra prodotti per adulti o per bambini, il costo di un uovo nella grande distribuzione varia dai 7 ai 22 euro» prosegue Foglietti «mentre per le uova artigianali si parte da una media di 30-40 euro, fino a superare anche i 100 euro per le versioni gourmet». Più contenuti, invece, i rincari per le colombe: «Per i prodotti classici registriamo aumenti attorno al +3%, con prezzi che oscillano tra 5,40 e 15,90 euro per quelle industriali, mentre le colombe farcite raggiungono una fascia compresa tra 8,50 e 19,90 euro». Un comparto che continua comunque a muovere cifre rilevanti: oltre 600 milioni di euro l’anno in Italia tra uova e colombe. Ma il dato più significativo riguarda le materie prime. «Gli aumenti arrivano nonostante un forte calo delle quotazioni del cacao» sottolinea Foglietti «oggi attestate attorno ai 3.300 dollari a tonnellata, contro il picco di 12mila dollari registrato a fine 2024. Solo un anno fa il prezzo era di circa 8mila dollari, con un calo complessivo del 58% negli ultimi dodici mesi». Un crollo che però non si riflette ancora sugli scaffali. «I prodotti in vendita sono stati realizzati con cacao acquistato in precedenza a costi molto più elevati» conclude «e le aziende stanno ancora smaltendo le scorte. Per questo motivo non si registrano riduzioni nei listini».
UN MERCATO SPACCATO
Dagli artigiani locali arrivano conferme, ma anche letture più sfumate. All’Aquila, nel laboratorio Artemisia, il mercato viene descritto come “spaccato”. «Il prezzo del cacao è crollato» dice Franco Farroni, attivo, insieme al fratello Cesare, nella lavorazione delle colombe artigianali dal 1998, «parliamo di un meno 35-40%. Il cioccolato fondente che prima pagavamo intorno ai 9-10 euro al chilo oggi si trova anche a 6 euro». Un alleggerimento reale dei costi, che però non basta a ribaltare completamente i prezzi al consumo. «Le colombe hanno subìto aumenti minimi, tra il 4 e il 5%, legati soprattutto al packaging e ad alcune materie prime particolari. Abbiamo cambiato anche alcune ricette, inserendo ingredienti diversi, come le fragole semicandite al posto dell’arancia». Il burro, altro ingrediente chiave, ha seguito una traiettoria simile. «È sceso rispetto a Natale, passando da oltre 6 euro a circa 4,70-5 euro al chilo. Questo ha aiutato a contenere i prezzi dei lievitati». Le colombe artigianali restano così sostanzialmente stabili, con rincari contenuti e spesso poco percepibili. Diverso il discorso per le uova di Pasqua: «Lì gli aumenti si vedono eccome, anche del 15-20%», osserva. «E sono rincari difficili da giustificare solo con le materie prime. Se non c’è una sorpresa importante o un packaging particolare, certi aumenti sono complicati da spiegare». Una dinamica che si intreccia con le strategie produttive. «Abbiamo scelto di uscire dal mercato più inflazionato del latte e del fondente, puntando su gusti diversi come caramello e pistacchio», spiegano dall’azienda, a dimostrazione di come anche l’innovazione diventi una leva per restare competitivi in un contesto incerto.
CARO TRASPORTI E PACKAGING
Più complesso ancora il quadro per chi lavora su scala industriale. La fabbrica aquilana di cioccolato attiva dal 1954, guidata oggi da Francesca Lazzaro, racconta un effetto trascinamento che pesa sui conti. «Noi risentiamo ancora dei contratti firmati lo scorso anno, quando il prezzo del cioccolato era altissimo. In un anno, a livello industriale, il costo è più che raddoppiato». Un’eredità difficile da smaltire in tempi brevi: «Quando acquisti materia prima a prezzi elevati, devi poi lavorarla e venderla nei mesi successivi. Non puoi scaricare subito il calo delle quotazioni sul prodotto finito». La filiera, del resto, è lunga e articolata. «Tra industria, lavorazione artigianale e vendita al dettaglio, ogni passaggio incide sul prezzo finale». E accanto alle materie prime pesano altre voci di costo: «I rincari riguardano anche trasporti e imballaggi: il gasolio è aumentato e il packaging incide sempre di più. Carta, plastica, flowpack: tutto è cresciuto e continuerà a crescere». Nonostante tutto, alcune aziende cercano di contenere l’impatto sui consumatori. «Abbiamo mantenuto invariata la grammatura delle uova e lavorato sulla qualità» racconta la titolare «investendo sulle decorazioni, sulle uova aerografate a mano e sul packaging, per offrire un prodotto più curato a fronte di un lieve rincaro». Una strategia che punta a giustificare il prezzo attraverso un valore aggiunto percepibile. Sul fronte vendite, il clima resta attendista. Nei punti vendita il movimento è ancora lento, complice l’incertezza che frena i consumi, ma tutto si giocherà negli ultimi giorni. «Pasqua si concentra tra la Domenica delle Palme e il Venerdì santo», ricordano gli operatori. Una corsa breve, a differenza del Natale, che distribuisce gli acquisti su settimane. Eppure la tradizione tiene. L’uovo e la colomba restano simboli difficili da abbandonare, anche in tempi di rincari. Magari si riducono le dimensioni, si scelgono prodotti più mirati, ma raramente si rinuncia del tutto. Con una certezza condivisa lungo tutta la filiera: rispetto allo scorso anno, lo scontrino sarà quasi ovunque un po’ più pesante.