Il Cai: «Rassegna Montagna, triste addio»

Il Club alpino si tira indietro dall’organizzazione della nuova festa «escludente» voluta dal Comune
L’AQUILA. «Estremamente increscioso». Così il presidente della sezione aquilana del Cai (Club alpino italiano), Vincenzo Brancadoro, valuta quanto accaduto nel passaggio dal Festival alla festa della montagna. Secondo il Cai, la nuova impostazione del Comune – fortemente improntata sul «turismo storico, come a Predappio, nel segno di Adelchi Serena» – è da considerarsi «escludente». Pertanto, il Cai, spiega Brancadoro, «a suo tempo indicato dal Comune per essere presente nel Comitato organizzativo del Festival, ha dovuto declinare l’invito, poiché i criteri e le procedure erano in contrasto con l’idea che il Cai aveva del Festival, con tavole rotonde, incontri, performance, proiezioni e installazioni che fossero, necessariamente, di altissimo livello, sia sportivo sia culturale».
Così, il Cai ha comunicato ai vecchi organizzatori che si distacca dalla nuova impostazione. «Sulla protezione della natura alpina», riprende Brancadoro, «volevamo organizzare una tavola rotonda coi rappresentanti di tutte le Riserve, Parchi naturali regionali e nazionali abruzzesi, con la partecipazione del ministero dell’Ambiente. Volevamo un Festival tematico, che scegliesse le iniziative da inserire in programma sulla base di un tema preciso, rendendo un’immagine perfetta dal punto di vista progettuale e organizzativo. Tutto ciò si è rivelato non realizzabile, comunque non nei tempi e non nei modi proposti dal Comune. L’estromissione di Gran Sasso Anno Zero è stata un errore, dato che – al di là delle lecite valutazioni sul buon andamento o meno delle passate edizioni –, si disperde così un patrimonio di esperienza importante. Non entro nel merito di questioni amministrative: quello a cui il Cai teneva era poter collaborare a un Festival pensato in modo coinvolgente, coordinando le migliori forze in un progetto di largo respiro. Le nostre valutazioni, ovviamente, possono anche non essere condivise e apprezzate, e non lo sono state. Al Club Alpino è stato chiesto di indicare iniziative da poter inserire nel calendario, cosa che è stata fatta segnalando la presentazione del bel libro, edito dal Cai centrale, sulla flora a rischio delle montagne italiane, come anche indicando la disponibilità del Coro Cai L’Aquila per un’esibizione. Tanto è. Non è questo che volevamo mettere in campo, non solo questo, ovviamente. Spero che negli anni a venire possa realizzarsi un Festival pienamente degno del nome, che veda tutti i migliori soggetti che si occupano a vario titolo di montagna (Cai in testa) uniti per un progetto comune davvero condiviso, non escludente».

