Il Campus di Pizzoli non sarà demolito

La Corte d’Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura per abbattere il complesso formato da 11 edifici
PIZZOLI. Il Campus universitario di Pizzoli non verrà demolito. Questo grazie a una recente sentenza della Corte d’Appello che ha dichiarato inammissibile, dopo una camera di consiglio, il ricorso della procura della Repubblica.
La struttura, costata milioni, è stata al centro di un processo penale che si è concluso nel 2015 con l'assoluzione di tutti gli imputati con formula piena. Tra questi gli esecutori dell'opera, l'ex sindaco di Pizzoli, tecnici comunali oltre allo stesso imprenditore Giulio Carnevale che lo ha realizzato a sue spese per onorare la memoria della figlia Giulia, morta a causa del terremoto del 2009.
Il caso giudiziario si sarebbe concluso lì, visto che pochi mesi dopo la sentenza, era scattata la prescrizione. Ma la Procura, pur non potendo ottenere la condanna degli imputati, aveva tuttavia presentato nel 2016 un ricorso espressamente finalizzato a demolire il Campus.
«È verosimile», era scritto nel ricorso di appello, «che dopo il passaggio in giudicato della sentenza le 11 palazzine ormai dissequestrate saranno ultimate e utilizzate. Per questo si ritiene doveroso proporre l'impugnazione affinché sia emessa una sentenza che, pur non potendo applicare una pena, adotti la diversa formula del “non doversi procedere per prescrizione” accertando la ricorrenza di un'ipotesi lottizzatoria. Tale pronuncia consentirebbe di acclarare l'illegittimità dell'intervento». «Verosimilmente», si legge ancora nel ricorso che puntava in modo non equivoco alla demolizione, «si avrebbe che l'amministrazione comunale di Pizzoli, finora inerte, verrebbe messa in condizioni di adottare i doverosi provvedimenti di propria competenza per l'eliminazione di quelle opere abusive e il ripristino dello stato dei luoghi». La Corte (presidente Aldo Manfredi, dunque, ha avallato quanto era stato già disposto dal tribunale che aveva assolto tutti a fronte di richieste di condanna della Procura molto pesanti. Fu subito disposto anche il dissequestro degli undici edifici realizzati a Cavallari di Pizzoli, su un'area di 8mila metri quadrati. Una vicenda giudiziaria iniziata nell'ottobre 2010 al termine di un'indagine della Forestale (dopo un esposto presentato da Italia Nostra alla Soprintendenza), che aveva rilevato asserite irregolarità nella realizzazione dell'opera mai riconosciute dai giudici. Il Campus di Pizzoli, che era divenuto meta di vandali e senzatetto, ora è adibito a scuola. Nel processo gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Pierluigi Pezzopane, Aurelia e Massimo Carosi, Massimo Rampini.
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