Il cardinale Petrocchi «Natale con gli ultimi e accanto ai nemici»

18 Dicembre 2019

Gli auguri dell’arcivescovo alla comunità ecclesiale e civile «Andiamo verso chi ci evita o ha qualcosa contro di noi»

L’AQUILA. Il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi ha diffuso il suo messaggio alla comunità ecclesiale e civile “Natale di prossimità, per accogliere il dio-che-viene”. Eccone ampi stralci.
GLI ULTIMI. «Il Vangelo ci presenta il Signore come il Dio-che-viene, o, forse si potrebbe dire, come il Dio che bussa alla nostra porta. Non grida, non minaccia, non si impone, non fa sfoggio della sua gloria e onnipotenza. Ci viene incontro vestendo gli abiti degli ultimi e percorrendo le vie della quotidianità: testimonia così l’infinita carità di Dio, che ha scelto di farsi uno di noi. Chiede solo di essere accolto. Rispetta la nostra libertà di dirgli di no e di lasciarlo, con gelida cortesia, fuori casa. Ma a chi gli fa posto concede il dono di diventare figlio di Dio e la gioia di ricevere grazia su grazia. Il racconto di Luca evidenzia un altro aspetto del Natale: Gesù ci visita rendendosi presente negli “altri”. Egli, infatti, si è avvicinato agli “affollati” abitanti di Betlemme attraverso i volti di Maria e Giuseppe, che cercavano un alloggio».
IL PROSSIMO. «Il credente, allora, deve specializzarsi nell’arte di “riconoscere” il Dio-che-viene-nel-prossimo: per accoglierlo e fargli festa. L’unica condizione è quella di guardare “chi ci passa accanto” con gli occhi della fede, per andare oltre le sue sembianze esterne e percepire, nel centro della sua persona, la presenza del Signore. Certo, ci sono fisionomie che ci rendono più facile e lieto l’incontro con il “Dio-che- viene”. Riesce più spontaneo accorgersi della Sua presenza in persone che ci sono familiari e ci vogliono bene. È difficile, invece, riconoscere il Signore nell’estraneo o in coloro che sembrano occultare la sua presenza con atteggiamenti antipatici e ostili». Quando il Signore ha detto: “qualunque cosa avete fatto ad uno dei miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me” (cfr. Mt 25,40), non ha distinto tra buoni e cattivi».
IL PRIMO PASSO. «Ma c’è di più: per “fare Natale” non basta adottare lo stile della “porta aperta” verso chi “bussa”; dobbiamo oltrepassare l’uscio di casa e prendere l’iniziativa di andare verso coloro che ci evitano o hanno qualcosa “contro di noi”. Il Vangelo ci obbliga a fare “il primo passo”».
CLANDESTINO. «Per esortarvi a manifestare, nei fatti, un amore preferenziale per i bisognosi e gli emarginati (sui quali compaiono i volti delle nuove e antiche povertà) utilizzo le parole di don Tonino Bello: «Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. E se invece di un dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura».