Il cardinale Petrocchi riapre l’antica chiesa di Sant’Antonio Abate

Pile: importante contributo del parroco e dei fedeli benefattori Il piccolo edificio fuori le mura era stato danneggiato dal sisma
L’AQUILA. Con la consacrazione del nuovo altare, e la benedizione dei locali da parte dell’arcivescovo metropolita, il cardinale Giuseppe Petrocchi, l’antica chiesa di Sant’Antonio a Pile è tornata nella disponibilità della parrocchia. La piccola chiesa, che fa parte della parrocchia di San Giovanni Battista in Pile, era stata pesantemente danneggiata dal sisma del 2009, insieme al complesso di cui la chiesetta fa parte e che in passato aveva ospitato anche un ospedale. Oggi, grazie all’impegno di don Ramon Mangili, di un gruppo di parrocchiani benefattori e dell’arcidiocesi, la chiesa di Sant’Antonio è finalmente tornata a essere luogo di ritrovo per i fedeli del quartiere. L’aula liturgica è stata ripensata negli spazi e negli elementi con nuove vetrate policrome, nuovi impianti, altare, ambone, fonte battesimale e luogo della custodia eucaristica. La chiesa di Sant’Antonio Abate era chiamata anche Sant’Antonio fuori le mura e in alcuni documenti è chiamata anche chiesa di Sant’Antonio della Vallinteria. Fa parte di un complesso che era probabilmente presente già da prima della fondazione dell’Aquila. L’odierno portale principale, come riportato dallo storico Antinori, venne realizzato nel 1308-1309 come accesso laterale alla chiesa, il cui ingresso principale all’epoca era invece interno all’ospedale. Il crocifisso ligneo scolpito della chiesa oggi è custodito al Munda (Museo nazionale d’Abruzzo) e durante i lavori di ristrutturazione sulla facciata del casale è stato riscoperto anche il cosiddetto opus aquilanum, tipico del Due-Trecento. All’interno della chiesa, sotto uno strato di mattonelle in cotto, è riaffiorato uno straordinario pavimento in pietra calcarea bianca e rosa, molto simile a quello presente nella basilica di Santa Maria di Collemaggio. Nel corso della fase di scavo, inoltre, all’interno della chiesa sono state ritrovate anche le sepolture simultanee di due giovani di circa venti anni, uno accanto all’altro, con i corpi accuratamente composti con le braccia incrociate sull’addome e i volti rivolti uno verso l’altro. Qualche tempo fa, i resti dei due giovani sono tornati nella chiesa in cui erano stati sepolti.
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