Il cartone Burgo speranza dell’Abruzzo

19 Ottobre 2018

Dalla chiusura al rilancio per conquistare i mercati mondiali: ufficializzata la ripresa dell’attività nello storico stabilimento

AVEZZANO. Riaccendere la storica Linea 2 alla Cartiera Burgo è stato un po’ come riaccende una speranza per il futuro della Marsica e dell’Abruzzo. Perché il taglio del nastro è stato più che simbolico, a voler accompagnare l’avvio definitivo della nuova stagione di una delle prime fabbriche di Avezzano. Una cerimonia densa di emozioni, nella quale non sono mancati messaggi di positività per il tessuto lavorativo marsicano e nostalgici per gli operai che in quel sito hanno perso la vita. A loro Massimo Sobrero, responsabile commerciale di Burgo, ha rivolto il pensiero, ringraziandoli per quanto fatto per l’azienda.
Tra immense bobine di carta pronte per essere lavorate, poi, è stato dato il via a questa nuova avventura di Burgo che, con occhio lungimirante, è andata ad aggredire un mercato in completa espansione come quello del packaging, cioè il cartoncino utilizzato dagli e-Commerce per avvolgere i prodotti acquistati online e consegnarli a domicilio.
Ignazio Capuano, amministratore delegato di Burgo, ha precisato che «l’operazione messa in atto ad Avezzano ha previsto il rinnovamento della macchina continua e una riconversione dello stabilimento da carte grafiche a containeboard, contenitore». Per Burgo, quindi, il sito del nucleo industriale rappresenterà un vero e proprio polo di eccellenza pronto anche a una possibile espansione. A tutto questo, come ricordato anche al momento della visita guidata all’interno del sito, si è arrivati grazie a un’azione sinergica che ha visto più forze lavorare insieme: azienda, sindacati, Regione, Comune e lavoratori.
«Grazie all’azienda per aver creduto in questo territorio, grazie al sindacato per la capacità propositiva, ma soprattutto grazie ai lavoratori che a schiena dritta si sono battuti per la loro fabbrica», ha commentato il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, che da assessore al Lavoro aveva seguito la lunga vertenza, «con serietà e coerenza hanno accettato condizioni difficilissime: in 4 anni e mezzo chiunque si sarebbe scoraggiato, ma loro no. Sono andati fuori, hanno lavorato in tutta Italia e sono tornati orgogliosi nella loro fabbrica». I dipendenti di Burgo sono stati presi a esempio per la loro forza di volontà che ora li accomuna ai colleghi di Vesuvius e Santa Croce, come ha precisato Lolli, che «sperano di poter vedere realizzato anche per loro qualcosa di incredibile, come è avvenuto qui». Ad ascoltare con emozione la storia della Burgo i dipendenti – anche tanti ex – il sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, l’ex primo cittadino e attuale consigliere, Gianni Di Pangrazio, e poi l’onorevole Stefania Pezzopane, il presidente emerito del Csm, Giovanni Legnini, Gianni Letta e numerosi sindaci del territorio. Per Gianluca Carrega, segretario Slc-Cgil quella di Burgo è stata «una storia a lieto fine perché si è riusciti a cambiare le sorti di un’azienda destinata a chiudere». Soddisfatto il vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, più volte al fianco dei lavoratori nei mesi difficili: «Siamo arrivati a riconvertire grazie a un progresso di sinergia, un percorso straordinario di fatica e spesso di delusione. Un percorso che deve essere un segno per tutta questa terra». Nostalgici i ricordi di Letta, che come giornalista lottò per l’apertura della Burgo ad Avezzano, poi assistette alla posa della prima pietra e, come direttore del Tempo, ordinò all’azienda la carta necessaria al giornale. «La mia è una testimonianza d’amore che affonda le radici nella storia di questa fabbrica», ha evidenziato Letta, «spero che le scatole americane con le quali Amazon manderà i pacchi in tutto il mondo arrivino da Avezzano».
Prima della visita nello stabilimento, coordinata dal direttore Marco Pietro Errani, il vescovo Santoro ha benedetto la nuova linea produttiva e ricordato con una preghiera Marco Di Donato (scomparso a marzo), Berardo Massaro (morto nel 2011) e tutti quegli operai che non ci sono più.
©RIPRODUZIONE RISERVATA