Il caso Di Orio fa rumore all’Università

Il grande accusatore Tiberti: «Non può rivendicare nulla». Il rettore emerito: «Non voglio soldi, ma tornare a insegnare»
L’AQUILA. Il caso-Di Orio fa rumore. L’iniziativa del rettore emerito (anticipata ieri dal Centro), che ha dato mandato ai suoi legali di fiducia, Claudio Di Cesare e Maria Rosaria Guarino, di avviare le pratiche risarcitorie per il periodo di 31 mesi nei quali è stato escluso dall’attività didattica, ha fatto scalpore.
IL GRANDE ACCUSATORE. La prima reazione è quella del professore Sergio Tiberti, il grande accusatore, secondo il quale di Orio «non può pretendere nulla». Tiberti ripercorre, in una lunga nota, la vicenda ex Optimes. «Il tribunale ha assolto Di Orio per mancanza di prova in ordine all’elemento intenzionale (dolo). Il tribunale ha, per converso, testualmente affermato che: “il contestato reato di abuso d’ufficio risulta, pertanto, essere sussistente, sotto il profilo oggettivo, e attribuibile, ancora dal punto di vista della condotta materialmente posta in essere al rettore, il quale ha sottoscritto il contratto di locazione in esame…”. Non si scorge il principio giuridico secondo il quale Di Orio sarebbe legittimato ad azionare una richiesta di danni nei confronti dell’Università. Con riferimento alla revoca della pena accessoria dell’estinzione del rapporto di impiego o di lavoro disposta dalla sentenza della Corte di Appello di Roma che ha condannato in via definitiva Di Orio a 2 anni e sei mesi di reclusione per concussione in altra vicenda, va evidenziato come la pena accessoria (peraltro ineseguibile in quanto Di Orio è ormai pensionato) sia cosa diversa dal provvedimento di sospensione dal servizio disposto autonomamente dal rettore dell’Università, mai annullato dall’autorità giudiziaria amministrativa. Quanto ai “contestatori” del comitato di Professori Associati, si tratta di docenti che, rifiutando di piegarsi ad altrui logiche illegittime, si sono sempre prodigati per affermare la legalità. L’azione del Comitato Professori per Univaq ha validamente contribuito, costituendosi parte civile al tribunale di Rieti, alla condanna di Di Orio a 4 mesi e al risarcimento dei danni in favore dei “contestatori” per abuso d’ufficio in concorso con l’ex sindaco di Antrodoco».
«ESTRANEI ALLA VICENDA». I docenti Marco Valenti e Pierluigi Beomonte Zobel, già componenti del Comitato, si chiamano fuori dalla vicenda. «Siamo stati definiti “in prima linea tra i contestatori”, evocando vicende remote e risalenti a oltre 10 anni fa, comunque riferibili a diatribe di natura accademica e gestionale totalmente distinte dalla vicenda giudiziaria in questione. Nel rammentare che i provvedimenti di cui si parla furono adottati dalla governance dell’Ateneo (rettrice Paola Inverardi e direttore generale Pietro Di Benedetto), per evitare ogni fraintendimento, siamo costretti a ribadire, pur essendo fatto notorio, la nostra assoluta estraneità nella vicenda giudiziaria che ha portato ai provvedimenti a carico di Di Orio, nonché nella vicenda delle decurtazioni e reintegro stipendiale, di esclusiva competenza della governance».
DI ORIO: NON VOGLIO SOLDI. Il rettore emerito, ora ai servizi sociali nella Comunità di Sant’Egidio, sorpreso dal clamore della vicenda, ne spiega il senso: «Non porto rancore per nessuno e non ho alcuna volontà di rivincita. Voglio soltanto tornare a insegnare, cosa che mi è stata impedita per 31 mesi. È difficile, ma ci provo. Ci sono precedenti favorevoli. Un tribunale, non su mia richiesta, ha revocato la pena accessoria dell’estinzione del rapporto di lavoro. Un magistrato mi ha detto: lei non doveva nemmeno stare qui. A questo punto voglio finire la mia vita insegnando e aiutando i giovani. Nei loro occhi vedo quelli di mia figlia». (cr.aq)
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