Il Celestino, una storia dimenticata da 13 anni: Panti invoca interventi

Denuncia del presidente del Centro studi dopo la visita del Papa Al suo interno c’erano la mensa dei poveri e un prezioso affresco
L’AQUILA. Era il 29 settembre 2007, nel giorno del 713esimo anniversario dell’emanazione della Bolla del Perdono da parte di Pietro dal Morrone, risalente al 1294, quando venne inaugurato, in via Celestino V, in pieno centro storico all’Aquila, “Il Celestino”. Il centro polifunzionale, che inglobava anche la mensa di Celestino di via dei Giardini (attiva dal 2000), sorgeva nella sede dell’ex chiesa dei Barnabiti, risalente al XVII secolo, restaurata dopo circa settant’anni di abbandono. Si sviluppava su tre livelli: poteva vantare 80 posti a sedere in un piccolo teatro, oltre a due sale per complessivi altri 60 posti, sei stanze e relativi servizi. Il centro venne devastato dal terremoto del 2009 e da allora aspetta ancora di essere ricostruito. All’interno, infatti, la copertura è crollata distruggendo la “Sala Rossa” dell’ultimo piano e anche gli altri livelli hanno subito gravissimi danni.
LA BOMBONIERA
INFRANTA
A denunciare la situazione, all’indomani della storica Perdonanza che ha visto Papa Francesco in città, è Floro Panti, presidente del Centro internazionale di studi celestiniani: «Il Celestino» spiega «era spazio che avevamo restaurato come movimento Celestino nel 2007. Un piccolo spazio culturale, una bomboniera che purtroppo ebbe vita breve a causa del terremoto del 2009. Oggi a distanza di 13 anni sono ancora macerie».
UN CENTRO
POLIFUNZIONALE
Il complesso, di proprietà dell’ex Ipab (Orfanotrofio San Giuseppe), è da sempre chiamato il Celestino perché adiacente a via Celestino V. Nella struttura, oltre alla mensa di Celestino, dovevano essere svolte numerose attività di aggregazione socio culturale.
L’AFFRESCO
E LE GRAZIE
I lavori del complesso, iniziati nel 2004 per essere riconsegnati nel 2007, compresero anche il restauro dell’affresco della Madonna del latte dell’artista aquilano Giovan Francesco Romanelli nella sala polivalente. All’affresco sono stati attribuiti episodi documentati di grazie ricevute dal alcuni cittadini aquilani.
UN TESORO
PERDUTO
«Subito dopo il terremoto ho recuperato dalle macerie quello che potevo» racconta Panti «come le sedie della sala polifunzionale che costarono all’epoca 100 euro l’una. Alcuni arredi li ho ricoverati provvisoriamente nella nuova mensa di Celestino, a piazza d’Armi, altri nel chiostro di Collemaggio. Certo, oggi non so quanto ancora sia possibile riutilizzarli».
LA NUOVA SEDE
IN PIAZZA D’ARMI
Negli anni, infatti, molte cose sono cambiate. A seguito del terremoto che ha reso inagibile la sede in centro storico, la mensa di Celestino è stata rilocalizzata a piazza d’Armi. Il progetto edilizio, fortemente voluto da Guido Bertolaso è stato realizzato in soli 4 mesi di lavoro, per permettere la continuità di un servizio sociale tanto prezioso, soprattutto all’indomani del sisma. La struttura del Movimento Celestiniano è stata finanziata grazie all’impegno della Protezione Civile con i contributi dei lettori del Centro. Venne inaugurata esattamente un anno dopo il sisma, il 6 aprile 2010.
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