Il centro sportivo Cesolino chiude dopo mezzo secolo

Il vice direttore del Don Orione: «Struttura vecchia, sarà data in appalto a privati Serviranno tre milioni per l’adeguamento, ma resterà con le stesse finalità»
AVEZZANO. Il cartello affisso sul cancello d’ingresso recita malinconicamente «chiuso per ferie», ma non si sa quando verrà aperto di nuovo il Centro sportivo giovanile Don Orione di Cesolino. Nato verso la fine degli anni 60, ha svolto sul territorio una funzione sociale ed educativa di altissimo livello, restando un punto di riferimento per intere generazioni di giovani prima e di anziani poi, permettendo a tutti di poter praticare attività sportive di ogni genere, sia all’esterno (calcio) che nella palestra, utilizzata in particolare per pallavolo, calcetto, pugilato e anche per feste di ogni tipo. La decisione era nell’aria già da un anno, ma tutti hanno sperato che il campanello d’allarme restasse tale ancora a lungo. Invano, però, perché le leggi che regolano certe strutture, non ammettono deroghe e da alcuni giorni il cancello di ferro che dà su via Roma è sbarrato e impedisce l’accesso a tutti. In assenza del direttore don Antonio Chiarilli, a spiegare come stanno le cose è il suo vice, don Claudio Casertano: «Di preti ce n’è sempre di meno e fin quando eravamo in sette-otto, riuscivamo a gestire tranquillamente tutto il complesso. Siamo rimasti in due, e con le esigenze che crescono ogni giorno, non è più possibile stare al passo con i tempi».
È dispiaciuto don Claudio, ma tiene a precisare che Cesolino non scomparirà: «La nostra sede romana, dalla quale dipendiamo, ha deciso di dare in appalto a privati l’intera struttura, perché c’è una serie di lavori da fare, che noi non potremmo permetterci, né per la spesa da affrontare, né per il personale di controllo che non abbiamo più». E i lavori più importanti riguardano il campo di gioco, i gradoni destinati al pubblico che appaiono sempre più fatiscenti, e poi il tetto della palestra in eternit, materiale diventato fuorilegge e da smantellare al più presto, e ancora gli spogliatoi, le aree di accesso, i servizi igienici e mille altre piccole cose alle quali l’Opera Don Orione non può più far fronte.
Don Claudio tiene comunque a rassicurare i più pessimisti: «Perché questo Centro tornerà attivo con le stesse caratteristiche e finalità che ha avuto fino ad oggi. Forse potranno cambiare i prezzi per noleggiare determinati impianti, ma se il servizio verrà migliorato, è normale che chi andrà ad investire, si parla di due-tre milioni di euro, debba in qualche modo rientrare delle spese».
E intanto, ancora oggi, non è raro vedere gruppi di ragazzini che aspettano di poter entrare davanti al cancello chiuso.
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