Il Colle rinasce, a rilento la chiesa del Castello

16 Giugno 2021

PAGANICA. Il rione “Colle” a Paganica è la zona storica della più grande delle frazioni del comune dell’Aquila. I lavori di ricostruzione del rione sono a buon punto. Rischia di restare indietro l’imp...

PAGANICA. Il rione “Colle” a Paganica è la zona storica della più grande delle frazioni del comune dell’Aquila. I lavori di ricostruzione del rione sono a buon punto. Rischia di restare indietro l’imponente chiesa del Castello, che negli anni pre-sisma era utilizzata anche come luogo per attività sociali del paese.
Il Castello di Paganica si ergeva fiero fino al 16 giugno 1424 quando fu distrutto dagli aquilani che pochi giorni prima avevano sconfitto Braccio da Montone. Raffaele Alloggia che ha approfondito la vicenda scrive: «Il 16 giugno 1424 le mura e la fortezza del Castello di Paganica furono rase al suolo. La regina Giovanna I D’Angiò, il 14 gennaio 1364, aveva autorizzato tutti i Castelli del distretto Aquilano che avevano concorso alla sua fondazione a costruire dei fortilizi o Castelli in cui rifugiarsi in caso di pericolo. Paganica con enorme sacrificio edificò il suo Castello sopra a un colle in cui c’era un tempio dedicato a San Giovanni Battista. Da qui rione Colle. Braccio da Montone dall’11 maggio 1423 assediò sia L’Aquila sia Paganica.
Constatata da subito la resistenza opposta dagli Aquilani, il condottiero si mosse con il suo esercito attaccando il Castello di Paganica che per la sua vicinanza sarebbe stato un punto di riferimento logistico e strategico in attesa di prendere L’Aquila impedendo il rifornimento di viveri, foraggio e legname. Dopo giorni di dura resistenza, la fame e le tante vittime consigliarono a Gregorio di Norcia capitano delle milizie paganichesi di arrendersi a Braccio da Montone il quale una volta insediatosi con il suo esercito nella Fortezza del Castello, si sentiva al sicuro e proprio da Paganica partivano continuamente le milizie braccesche che non davano tregua agli Aquilani affamando anche i paganichesi che vivevano esclusivamente di prodotti della terra. Gli Aquilani, guidati da Antonuccio Camponeschi, dopo 13 mesi di assedio e dopo aver rinforzato la propria milizia, con una coalizione di 5.000 soldati guidati dal Capitano di Ventura Giacomo Caldora, decisero di attaccare apertamente Braccio da Montone in un’aspra battaglia nella pianura sita tra Bazzano, Onna e Paganica, nella quale il 2 giugno 1424 Braccio perse la battaglia e la vita. Subito dopo la sconfitta di Bazzano, molti militari bracceschi sbandati e in fuga, si rifugiarono dentro le mura di Paganica e furono inseguiti e trucidati dai paganichesi. Gli Aquilani, durante l’assedio del condottiero perugino al Castello di Paganica, si aspettavano una più lunga e forte resistenza, onde poter avere più tempo per organizzarsi, per cui non furono mai convinti della resa forzata, bensì maturò in loro l’idea che ci fosse stata una vera e propria alleanza tra il capitano paganichese Gregorio di Norcia e Braccio da Montone. Quando finalmente tutto sembrava finito, il 16 giugno 1424, a solo pochi giorni dalla vittoria degli Aquilani, secondo la cronaca dell’epoca di Niccolò da Borbona, una nutrita milizia aquilana guidata dal Capitano di Ventura, Antonuccio Camponeschi, invase Paganica e rase al suolo le mura e il Castello. Se così non fosse stato, oggi Paganica sarebbe stato un paese completamente diverso. Il Castello non fu più ricostruito. Nel 1605 su quello stesso colle fu edificata – per volere dell’allora vescovo dell’Aquila, ma paganichese di nascita, Giuseppe De Rubeis – la chiesa di Santa Maria del Presepe nota oggi come chiesa del Castello, emblema del paese. Furono riutilizzate le stesse pietre della Fortezza distrutta». (g.p.)
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