Il Comune chiede l’Imu agli sfollati: scoppia la polemica

Il pasticcio degli immobili inagibili e del trasferimento della dimora del nucleo familiare in altri alloggi di proprietà
L’AQUILA. Chi dopo il terremoto, dopo un breve periodo nel Progetto Case (perché la prima casa di residenza – e non di proprietà – era inagibile) si è trasferito in quella che ante terremoto era la seconda casa (agibile dopo pochi lavori) ora dovrà pagare l'Imu arretrata per almeno 5 anni. Il caso viene denunciato da Fulgenzio Ciccozzi, residente a Roio: «Poco prima di Natale 2018 il postino ha consegnato a me e ad altri aquilani una lettera con la richiesta del Comune dell'Aquila, tramite i suoi responsabili, del pagamento Imu per l’annualità 2013 poiché nella dichiarazione prodotta a suo tempo dal contribuente c'era una richiesta di esenzione avanzata in base all’articolo 15 comma 5 della delibera comunale 121 del 25 ottobre 2012, in cui si specifica che lo status di abitazione principale e di pertinenza è riconosciuto al soggetto passivo d’imposta la cui abitazione principale (in questo caso di residenza ma non di proprietà) risultava classificata E, quindi completamente inagibile, in seguito al sisma del 2009, che ha trasferito la dimora, unitamente a quella del proprio nucleo familiare, in altro alloggio di proprietà sito nel territorio di questo comune (in questo caso l’unica di proprietà, ubicata all’Aquila), conservando di fatto l’originaria residenza anagrafica. Pare che l’interpretazione avanzata dal contribuente sia errata. In questa norma transitoria del consiglio comunale aquilano fu omesso un particolare non proprio secondario: far sì che di codesta agevolazione potessero usufruirne anche i proprietari dell’unica unità immobiliare tornata agibile permanendo lo status di inagibilità dell’abitazione di residenza, ma non di proprietà. Costoro sono rimasti colpiti ingiustamente, perché oltre a non avere l’agevolazione di cui sopra dovranno pagare l’Imu come seconda casa (massima aliquota), anche se di fatto non è una seconda casa. Insomma», sostiene Ciccozzi, «si è creata una situazione incresciosa che ha prodotto danni collaterali poiché, il cittadino, ritenendo di stare nel giusto, ha fatto delle scelte errate rinunciando a importanti benefici per sé e per il proprio nucleo familiare. Errori che, con un’esaustiva norma transitoria, si sarebbero potuti evitare con il fine di applicare un’equa tassazione e far sì che non ci fosse una parte di cittadini di cui, paradossalmente, non si è tenuto conto. Inoltre, sono stati lasciati trascorrere cinque lunghissimi anni per mandare una raccomandata (con tutte le spese che ne conseguono) quando bastava (almeno come primo approccio) una semplice comunicazione fatta in tempi accettabili nel rispetto dei contribuenti che avrebbero potuto mettersi in regola senza far maturare penalità e somme tributarie consistenti. Insomma, stare in regola con questa complessa burocrazia è diventata un’impresa titanica».(g.p.)
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