Il Comune fa l’elenco dei suoi gioielli

Nella delibera con l’inventario dei beni sono state inserite foto e schede delle opere d’arte di proprietà dell’Ente
L’AQUILA. La giunta comunale nella delibera con cui ha approvato l’inventario dei beni mobili ha inserito anche l’elenco e la relativa raccolta fotografica delle opere d’arte in possesso del Comune dell’Aquila. Si tratta di centinaia di schede che chi vuole può andarsi a guardare sull’Albo Pretorio (è la delibera 126 del 24 aprile).
Ogni scheda, sotto la foto, riporta le indicazioni su dove l’opera o il manufatto si trovava prima del terremoto, la tipologia (per esempio un dipinto), la tecnica di esecuzione (olio su tela o altro), la descrizione e i danni visibili a occhio nudo. Se è noto c’è anche il nome dell’autore.
Nella premessa alla delibera, presentata dal vicesindaco e assessore al patrimonio e al bilancio Raffaele Daniele, è scritto che «i quadri e le sculture di proprietà dell’ente, oltre ad avere un grande valore storico per la città dell’Aquila, rappresentano un valore patrimoniale importante per il bilancio comunale». Si fa poi la cronistoria di ciò che avvenuto relativamente al salvataggio e alla conservazione delle opere d’arte dopo il terremoto. L’Ari (associazione restauratori italiani) nei mesi successivi al sisma aveva provveduto a una prima schedatura delle opere d’arte di proprietà comunale recuperate negli edifici pubblici danneggiati.
Successivamente le opere del patrimonio artistico comunale mancanti dalla schedatura fatta dall’Ari sono state classificate seguendo lo schema dei modelli della Protezione civile e già il 19 febbraio 2010 (quindi pochi giorni dopo il passaggio dei poteri dalla Protezione civile al commissario Gianni Chiodi e al vice Massimo Cialente) furono consegnati al Comune due cd contenenti le foto delle opere d’arte salvate. In totale, da quanto emerge dal riepilogo contenuto in delibera, si tratta di 370 opere d’arte che a suo tempo furono recuperate da palazzo Margherita, dal palazzetto dei Nobili, dalla chiesa di Santa Maria del Soccorso, dall’autoparco comunale. Una serie di opere sono state trovate (evidentemente erano state lì conservate) nel deposito dello stadio comunale e nell’autorimessa dell’ex Istituto magistrale. «Sulla scorta dei documenti raccolti», viene sottolineato nella delibera, «il settore bilancio e razionalizzazione ha provveduto a formare l’elenco delle opere d’arte del patrimonio comunale e una raccolta composta dalle fotografie delle opere e dalle relative schedature. La raccolta si compone di 359 pagine in cui sono incluse le opere d’arte, fotografate e parzialmente schedate, ordinate con sigle provvisorie nelle more di una più adeguata identificazione e classificazione».
Naturalmente una parte di queste opere sono state già riposizionate, per esempio quelle del palazzetto dei Nobili. Altre si trovano nelle sedi provvisorie del Comune (Villa Gioia e palazzo Fibbioni), molte attendono una ricollocazione (e chissà se in futuro non si possa pensare a creare un museo comunale con tutte questo materiale).
Fra le opere d’arte ci sono i ritratti di personaggi illustri come Ludovico Antinori, Giacinto Dragonetti, Pietro di Cicco di Bagno, San Carlo Borromeo che invoca la guarigione dalla peste, Luigi Micheletti Perugini e Michelangelo Accursio (i due ritratti sono stati restaurati nel 2011 e viene fornita l’immagine del prima e del dopo l’intervento). Ci sono tantissime opere di Tiziano (Tito) Pellicciotti, pittore nato a Barisciano nel 1871 e morto nel 1950. E poi Renzo Vespignani, Marcello Mariani, Amleto Cencioni, Michele Cascella, Italo De Angelis e molti altri. Di Teofilo Patini c’è una sola opera “Il ritratto di un avvocato”. Tra le cose che il Comune possiede e conserva ci sono pure una campana e il telegramma che il presidente della Repubblica Luigi Einaudi inviò alla città per ringraziarla dell’accoglienza ricevuta in occasione della sua visita avvenuta nel 1951.
«Quella della schedatura delle opere d’arte», afferma il vicesindaco Raffaele Daniele, «costituisce solo una parte del lavoro che abbiamo fatto sia per una puntuale conoscenza del patrimonio comunale che per una razionalizzazione del bilancio che presentava diverse problematiche». La delibera deve ora approdare in commissione e poi essere discussa in consiglio comunale.
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