Il Comune paga energia elettrica per abitazioni vuote

15 Novembre 2020

Il caso dei 77 alloggi acquisiti nel complesso edilizio a Pettino L’ente sborsa in anticipo di mesi anche le spese condominiali

L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila, dal settembre del 2018, ha già pagato al “Consorzio per la costruzione di case di abitazioni per i soci delle cooperative edilizie dell’Aquila società cooperativa arl”, oltre 70.000 euro di spese condominiali per i 77 alloggi acquisiti in base alla norma della casa equivalente.
I 77 appartamenti sono una quota dei 201 che si trovano a Pettino fra via Francia e via Svizzera. Le spese condominiali prevedono anche il costo del consumo di energia elettrica. Il Comune insomma paga la “luce”, si presume quella delle scale e degli spazi comuni, anche se di fatto i 77 alloggi sono vuoti. Le determine pubblicate sull’albo pretorio relative alle case equivalenti di Pettino sono due. Una risale al 2019 (spesa 37.000 euro) e una a pochi giorni fa. Dall’ultima si evince (a meno che non si tratti di un errore materiale) che il Comune paga addirittura in anticipo di mesi le spese condominiali. Infatti il periodo contemplato (per quasi 36.000 euro) va dal primo settembre 2019 al 31 maggio 2021.
LA STORIA. La storia delle case equivalenti di Pettino è stata lunga e travagliata. I 77 alloggi sono all’interno di edifici costruiti molti anni fa con il sistema dell’edilizia economica e popolare: il Comune espropria il terreno e lo cede per 99 anni ad alcune coop edilizie (poi riunite in Consorzio), lo Stato concede un mutuo a mini interessi e i soci negli anni pagano delle quote per rientrare di quel mutuo (in tutto si parla di circa 50.000 euro a testa). La proprietà però – anche a mutuo pagato – non è dei singoli soci ma resta in capo al Consorzio. Arriva il terremoto e il “palazzone” con i 201 alloggi subisce gravi danni strutturali. Si decide di abbattere e ricostruire e il Consorzio (non i singoli soci) ottiene la bella cifra di 66 milioni di euro (i soldi che servono per rifare un’intera frazione dell’Aquila). Partono i lavori che vanno avanti senza intoppi. Ma c’è un colpo di scena. Uno degli assegnatari (questa pare sia la parola giusta per definire i soci) decide che non vuole più stare in quella sorta di “alveare” umano e pensa che una casetta più comoda e più isolata non sarebbe male. E quindi si lancia sull’abitazione equivalente. Entrano in gioco due ordinanze, la 3803 e la 3817 del 2009. La prima sembra aprire uno spiraglio, l’altra invece pare lo chiuda. Ma qual è il nocciolo? La formula dell’abitazione equivalente prevede che si possa cedere al Comune la casa diruta, ottenere una bella sommetta e comprarsene una altrove. Ma se l’alloggio non è di tua proprietà come fai a cedere una cosa non tua? E qui parte una serie di contenziosi. Ci sono sentenze e pareri che sembravano dare ragione al Consorzio: la proprietà dell’appartamento non è del singolo socio e quindi la scorciatoia dell’abitazione equivalente non si può percorrere. Eppure, a un certo punto il Comune dice sì al socio che aveva per primo fatto la “pensata”. È stato come aprire una diga: altre 76 persone hanno seguito l’apripista e a “botte” di oltre 200.000 euro a testa si è arrivati a circa venti milioni di case equivalenti. Alla fine il solito “emendamento” infilato in una legge nazionale ha risolto il problema e a quel punto tutto è diventato regolare.
CHE FARNE ORA. L’idea che si è fatta strada in Comune già alcuni anni fa (giunta Cialente) è quella di fare uno scambio con l’Ater. L’azienda che gestisce l’edilizia pubblica è infatti d’accordo a rinunciare alle case a Porta Leoni (a due passi dalla basilica di San Bernardino) dove il Comune ha previsto di abbattere tutto e farci un Belvedere valorizzando un tratto di mura storiche. Ma per fare uno scambio bisogna prima vedere quanto valgono le case a Porta Leoni. Pare che una prima perizia abbia fissato il “prezzo” a otto milioni ma in tempi recenti l’Ater ha rifatto i conti e si è arrivati a undici milioni circa. Il Comune dell’Aquila ha preso atto e ha dato all’Ater una lista di case equivalenti su cui “scegliere”, comprese quelle di Pettino. Siamo quindi alla fase della scelta che però non è così semplice. Infatti l’Ater vorrebbe acquisire non case sparse qua e là nel centro storico (molte delle quali già impegnate per realizzare una casa dello studente diffusa) ma alloggi in condomini che sono anche più gestibili. Pettino potrebbe andare bene ma non è detto che gli ex inquilini di Porta Leoni accettino di spostarsi dal cuore del centro storico in una periferia con scarsi servizi e senza il fascino di vivere dentro una città d’arte. Insomma, la strada per il Belvedere a Porta Leoni non sembra tanto agevole anche se, alla fine, si farà.
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