Il Comune perde una causa lunga 15 anni

12 Dicembre 2023

Ricorso in Cassazione per uno scarico fognario, la multa della Provincia ammontava a 6mila euro

L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila dovrà pagare una multa di circa 6.000 euro elevata nel 2008 dalla Provincia (settore ambiente) per uno scarico fognario non autorizzato nella zona di Roio.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha così chiuso l’annosa vicenda.
Nella sentenza si legge che «la Provincia dell’Aquila con un’ordinanza del 17 luglio 2012, ingiunse al Comune dell’Aquila di pagare 6.000 euro a titolo di sanzione amministrativa per un verbale redatto da agenti della polizia provinciale il 28 febbraio 2008 relativo al fatto che in tenimento del Comune dell’Aquila, in località Roio, da un collettore fognario delle frazioni di Colle di Roio, Santa Rufina, Roio Piano e Roio Poggio, veniva effettuato uno scarico di acque reflue urbane – senza la preventiva autorizzazione rilasciata dall’amministrazione provinciale – nell’alveo del corpo d’acqua superficiale denominato Rio Roci, affluente del fiume Raio».
Il Comune fece ricorso al tribunale che gli diede torto e la stessa cosa fece la Corte d’Appello. Il giudizio è poi approdato in Cassazione. Il Comune aveva tra l’altro sostenuto che si non si trattava di uno scarico di acque reflue urbane bensì di acque industriali, ma, scrive la Cassazione nella sentenza di qualche giorno fa, «non ha nemmeno indicato l’eventuale industria di provenienza degli sversamenti».
Il giudice d’Appello, sottolinea l’Alta Corte, «ha ritenuto provata la pretesa sanzionatoria della Provincia sulla base degli accertamenti di fatto compiuti dalla sua polizia, riprodotti nel verbale di contestazione dell’infrazione, preliminare all’emissione dell’impugnata ordinanza-ingiunzione, e ha posto l’accento sull’inconsistenza degli argomenti difensivi dell’ente territoriale sanzionato, a cominciare dall’ipotesi della provenienza dello scarico abusivo da una eventuale impresa a dimostrazione della natura industriale dell’illecito sversamento. In conclusione, il ricorso è rigettato». Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, 2.500 euro, più altri oneri. Resta il dubbio sul fatto se valesse la pena avviare una causa durata più di 10 anni e che alla fine sarà costata alle casse pubbliche non i 6.000 euro iniziali della multa ma molto di più.