Il Comune resta senza segretario Così Attili “inguaia” Di Pangrazio

Il dirigente ai domiciliari riveste più di un incarico. Aveva lavorato anche a Capistrello e Tagliacozzo Se le accuse non dovessero cambiare l’amministrazione dovrà subito sostituirlo in via provvisoria
AVEZZANO. L’arresto del segretario comunale di Celano, Giampiero Attili, che si trova ai domiciliari, sta mettendo in difficoltà anche la macchina amministrativa del Comune di Avezzano, dove il funzionario ricopre l’incarico di segretario generale e di dirigente ad interim del IV settore Lavori pubblici ed Edilizia pubblica, Sport e Impianti sportivi, Infrastrutture.
Un doppio ruolo che detiene dall’insediamento del sindaco Gianni Di Pangrazio che lo ha prorogato fino al 15 marzo prossimo. Trattandosi di una figura indispensabile per l’ente, i risvolti negativi in termini di disservizi, a causa della sua mancanza, sono innumerevoli. Per tale motivo, se nelle prossime ore la posizione di Attili non dovesse cambiare e non dovesse sopraggiungere la sostituzione o l’annullamento della misura cui è attualmente sottoposto, l’amministrazione guidata da Di Pangrazio dovrà sostituire in via provvisoria il dirigente, che tornerebbe in carica solo con la sospensione di tutte le misure restrittive.
Una posizione chiave nell’inchiesta della procura di Avezzano per gli appalti al Comune di Celano, secondo l’accusa, è proprio quella del segretario comunale Giampietro Attili, 59 anni, di Tagliacozzo, che secondo il giudice per le indagini preliminari Maria Proia, avrebbe dimostrato «fedeltà nei confronti di Piccone e piena adesione al sistema clientelare» che l’ex senatore avrebbe messo in atto. Secondo l’analisi del gip, Attili a Celano, così come gli altri dirigenti Luigi Aratari e Daniela Di Censo, avrebbe avuto dunque un ruolo centrale nel presunto sistema clientelare, aggiungendo che «senza la loro collaborazione, certamente, questo sistema non avrebbe potuto consolidarsi».
Tutto ciò alla luce del potere che il dirigente, così come gli altri due, avevano all’interno della macchina amministrativa comunale «in considerazione della posizione apicale all’interno dell’amministrazione, della quale gli stessi hanno approfittato per commettere i reati contestati». Secondo il gip Proia, non può essere sottovalutato il fatto che il dirigente così come gli altri due «si sono illecitamente attivati, in occasione dell’intervento dei carabinieri, tra giugno e ottobre 2018, per occultare e modificare vari atti, o dare disposizioni in merito». Sarebbero stati i reati di falso a lui ascritti, a indurre il giudice a valutare con particolare attenzione il pericolo di inquinamento probatorio e quindi a disporre i domiciliari. Attili in passato è stato punto di riferimento nell’ambito tecnico di numerose amministrazioni di Comuni marsicani, rimanendo coinvolto anche in altre inchieste. Era segretario comunale anche a Capistrello durante l’amministrazione Lusi: è finito sotto processo insieme all’ex sindaco Antonino Lusi, assessori, consiglieri, tecnici e imprenditori. Questa inchiesta ha prodotto diverse ipotesi di reato, dalla turbativa d’asta al falso ideologico in atti pubblici, abuso d’ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. In cinque faldoni e oltre quattromila pagine sono racchiusi i passaggi della maxi indagine partita da una serie di esposti, alcuni a firma di esponenti dell’ex opposizione, che hanno riguardato l’operato dell’allora amministrazione nel biennio 2011-2012. Attili deve rispondere di falso per due episodi, e di turbativa d’asta. L’ultima udienza si è tenuta il 7 gennaio scorso e il processo è stato aggiornato al 16 settembre. I reati sono molto vicini alla prescrizione.
Attili era segretario comunale anche durante l’operazione del 2016 sugli appalti al Comune di Tagliacozzo. La Procura aveva rilevato reati come tentata concussione, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. Oltre all’allora sindaco Maurizio Di Marco Testa, tra gli indagati figurava anche il nome di Attili, ma la sua posizione era stata successivamente stralciata, così come altre posizioni, poiché non erano state rilevate responsabilità penali nelle vicende oggetto dell’inchiesta.
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