Il Comune si accolla i lavori in più: oltre 60mila euro per quattro case

13 Aprile 2023

L’ente ha liquidato la spesa per un condominio di via Antica Arischia per gli ascensori e il fotovoltaico Nel 2022 erano stati previsti solo 9.525 euro per i lavori negli immobili di proprietà. Cifra sottostimata 

L’AQUILA. La norma sulla casa equivalente continua a “succhiare” denaro pubblico. Se pur lecitamente si intende. Ora si scopre che il Comune dell’Aquila non solo deve pagare gli oneri condominiali per gli appartamenti diventati di sua proprietà nel post sisma (e si tratta di decine di migliaia di euro l’anno) ma paga anche i cosiddetti lavori in accollo, quei lavori cioè che esulano dal contributo per la ricostruzione e sono a carico dei privati che vogliono delle “migliorie”. L’ente pubblico ha infatti di recente liquidato a una impresa 62mila euro, che sono la sua quota di lavori in accollo per la ricostruzione di un condominio che si trova in via Antica Arischia nel quale il Comune è proprietario di quattro unità immobiliari su 18. In una recente determina si legge che nel 2016 il condominio ha affidato l’appalto a una impresa per «il completamento dei lavori di demolizione e successiva ricostruzione» dell’edificio. Nell’ambito delle opere derivanti da tale contratto d’appalto «sono state realizzate lavorazioni sulle parti comuni dell’edificio» (pare per ascensori e fotovoltaico), non ricomprese all’interno del contributo post-sisma e pertanto a carico diretto dei soci-condomini; con delibera dell’assemblea dei soci del 2019 «veniva approvata la ripartizione delle somme in accollo».
IMPEGNO DI SPESA
Nel 2022 l’ente pubblico aveva previsto (impegno di spesa) in bilancio le «somme in accollo per abitazioni equivalenti». Nell’atto comunale si leggeva che «considerato che il Comune dell’Aquila è proprietario di alcune unità immobiliari ricomprese in condomini per le quali si rende necessario il pagamento di somme in accollo relative a interventi straordinari non riconducibili alla gestione ordinaria dei condomini è necessario impegnare le somme non ancora quantificate necessarie al pagamento delle somme in accollo delle unità immobiliari acquisite al patrimonio comunale, pari a 9.525 euro», cifra, all’epoca, evidentemente sottostimata. Chissà alla fine quanti milioni di euro le case equivalenti costeranno alle casse pubbliche.
ONERI CONDOMINIALI
Visto che c’era, con una determina pubblicata lo stesso giorno, il Comune ha liquidato per lo stesso edificio anche gli oneri condominiali maturati fino al 31 dicembre 2021 per i 4 appartamenti di proprietà: totale 30mila euro.
LA NORMa
La storia della “casa equivalente” nasce col decreto-legge 28 aprile 2009 convertito dalla legge 24 giugno 2009. L’articolo 3 prevedeva «la possibilità di concedere contributi anche per l’acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell’abitazione principale distrutta». In sostanza «il proprietario dell’unità immobiliare distrutta ottiene il contributo per la ricostruzione o per l’acquisto di abitazione equivalente con la cessione, a titolo gratuito, al comune del diritto di proprietà sul suo ex immobile». Con una norma successiva si stabilì che «l’acquisto dell’abitazione sostitutiva comporta il contestuale trasferimento al patrimonio comunale dell’abitazione distrutta ovvero dei diritti previsti dal codice civile».