«Il Comune è moroso e al Progetto Case elettricità più cara»

21 Settembre 2016

Il Comitato Assergi 2 Ade: bisogna pagare a consumo De Matteis e Liris: omesso controllo da parte di Cialente

L’AQUILA. Con la commissione Bilancio di ieri mattina sul caso-bollette del progetto Case forse la situazione si fa più chiara. Qualche tassello viene messo al suo posto, grazie non tanto alla commissione (e alla politica), quanto grazie a quel gruppo di inquilini delle new town che non ci stanno a passare per “evasori” e che difendono «il giusto metodo di pagamento delle bollette». Ossia: al consumo e non al metro quadrato, come avviene in tutt’Europa. Sulla vicenda si scalda l’opposizione del centro destra con Giorgio De Matteis (L’Aquila città aperta) e Guido Quintino Liris (Forza Italia) che in una conferenza stampa hanno attaccato il «pluricondannato» (dalla Corte dei Conti, ndc) sindaco Massimo Cialente, in pieno clima da campagna elettorale. A cercare soluzioni al caso ci pensano i cittadini che si riconoscono nel comitato “Assergi 2 Ade”, alla cui guida c’è la testa “matematica” di Giuliano Bruno. Ieri in commissione sono emersi alcuni temi, frutto dell’indagine di queste persone che negli anni hanno visionato e raccolto bollette e fatto richiesta di accesso agli atti. Tra le persone con cui hanno interloquito anche il vicesindaco Nicola Trifuoggi e i consiglieri di opposizione, rendendoli edotti su una serie di retroscena che altrimenti sarebbero rimasti tali. Ieri è emerso che gli inquilini dei quartieri post-sisma sono obbligati a pagare un conto esoso dell’elettricità (il 30% in più) perché l’Enel ha adottato la tariffa di salvaguardia già dal 2010. Vuol dire che essendo il suo “cliente” (il Comune) moroso, e non potendo staccare la corrente elettrica a migliaia di terremotati, Enel ha maggiorato le tariffe. Perché è successo? Perché il Comune non ha mai pagato, non avendo mai chiesto agli inquilini di farlo. Infatti, le prime bollette sono state fatturate nel 2013 (il conguaglio 2010-2013). «Siamo dinanzi al mancato controllo e alla mancata esecuzione di quanto l’amministrazione comunale avrebbe dovuto fare per assicurare che tutti pagassero il dovuto: come per la mancata riscossione dei canoni di compartecipazione che hanno portato alla condanna in primo grado della Corte dei Conti», tuonano Liris e De Matteis. Esiste eccome un modo per attutire le differenze di consumo tra piani terra e piani superiori: basterebbe rispettare la direttiva europea sulla ripartizione delle spese di riscaldamento e acqua calda sanitaria, entrata in vigore nel 2012. Lo ha spiegato Bruno: «Nel bollettone 2010-2013 fatto in base ai consumi individuali, si era commesso l’errore di riversare il costo del metano esclusivamente sul riscaldamento invernale, senza tenere conto del consumo di metano relativo al riscaldamento dell’acqua calda sanitaria (40%) che avviene per tutto l’anno, anche d’estate quando, ad esempio, ci facciamo la doccia, e nemmeno della quota fissa uguale per tutti: se si fosse fatto all’epoca, la differenza tra piani sarebbe stata inferiore di molto». Gli inquilini del progetto Case già da tempo avevano inviato una loro proposta per calcolare i consumi in modo equo al vicesindaco. In essa tra l’altro si fa riferimento al fatto che «sul costo del consumo di gas calcolato bisognerebbe calcolare la percentuale di quota fissa da applicare». Venuta a conoscenza di questa email, ecco la risposta della dirigente del settore Ricostruzione pubblica, Enrica De Paulis: «Troppo lungo. E noi abbiamo urgenza di emettere il conguaglio e d’incassare per far fronte ai debiti».

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