Il condominio che non trova pace
Ricostruito da tempo, ma gli inquilini non riescono ancora a riaverne la proprietà
L’AQUILA. Era diventato uno dei simboli del terremoto del 2009, squarciato dalla violenza del sisma e posto al centro dell’arteria principale della città. Ma il condominio D’Attoma, di fronte alla rotatoria di Santa Barbara, non trova pace neanche a distanza di oltre 7 anni, dopo che è stato demolito e riedificato.
I circa 20 inquilini sono rientrati nei loro appartamenti da un anno, ma ancora non ne risultano intestatari.
La proprietà dell’edificio, in seguito alla ricostruzione, è rimasta indivisa e serve un atto notarile per attribuire a ciascuna abitazione il suo legittimo proprietario.
Ma quest’atto “non s’ha da fare” e la sua stipula viene di volta in volta rimandata, per l’assenza di qualcuno. In pratica, 20 famiglie, ma anche i numerosi esercizi commerciali che si affacciano sulla strada e le altre attività e gli uffici collocati nel palazzo, occupano dei locali che non hanno proprietari. E dovrebbero pagarci pure le tasse. Cosa c’è dietro? Uno dei motivi per cui non si riesce a sottoscrivere l’atto dal notaio è che è stata avanzata, da parte di un condòmino, una richiesta di costituzione in mora del fabbricato, in quanto il locale commerciale di sua proprietà, e quindi l’intero edificio, non sarebbero a norma e andrebbero dichiarati inagibili.
Vengono denunciati vizi e difformità, conseguenti alla ricostruzione del palazzo, che ne pregiudicherebbero non solo la funzionalità, ma anche la stessa agibilità.
Un lungo elenco, che va dalle infiltrazioni di acqua sul soffitto del locale, all’impianto elettronico e di emergenza non a norma, alla non conformità della rampa d’accesso alla normativa sull’eliminazione delle barriere architettoniche, fino all’impossibilità di aprire le finestre per mancanza di aperture.
C’è, inoltre, una richiesta di risarcimento danni, sempre da parte dello stesso inquilino, che in un primo momento è stata certificata da un perito e inserita in una denuncia presentata in tribunale, a causa della riduzione di superficie che la sua unità immobiliare avrebbe subìto con la riedificazione dell’intero immobile.
Il procedimento non è andato avanti, ma sulle spalle di tutti gli altri inquilini pesa ancora questa richiesta risarcitoria, nonostante loro abbiano approvato un progetto che non prevedeva alcuna perdita di superficie.
E si tratta di una cifra consistente. Insomma, si va avanti a suon di carte bollate e denunce.
Una delle tante storie anomale, ed eclatanti, che spuntano dal marasma della ricostruzione post-sisma.
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