Il Covid-19 blocca gli eventi per i 100 anni di Wojtyla

20 Maggio 2020

Rinviate le iniziative per ricordare l’anniversario della nascita del pontefice Ma a San Pietro della Ienca c’è chi ha lasciato ceri e messaggi sotto la sua statua

L’AQUILA. Solo l’emergenza sanitaria ha impedito il pienone ma nonostante tutto decine di persone hanno fatto visita tra domenica e lunedì scorsi al primo santuario che in Europa è stato dedicato a San Giovanni Paolo II, Papa dall’ottobre 1978 all’aprile 2005. San Pietro della Ienca sul Gran Sasso è ormai una località nota in tutto il mondo proprio per il suo legame con Karol Wojtyla, il pontefice polacco.
L’associazione San Pietro della Ienca in occasione dei cento anni dalla nascita (19 maggio 1920) avrebbe voluto organizzare una serie di eventi per venerare il Santo ma anche per ricordare quelle che sono passate alla storia come le “visite private” di Wojtyla sul Gran Sasso e in particolare proprio a San Pietro della Ienca (famosa quella di fine dicembre 1995 quando tutti davano il Papa per fortemente influenzato) e dove da qualche anno è stata posizionata una grande statua in bronzo opera dell’artista Fiorenzo Bacci (nei giorni scorsi c'è chi ha voluto posizionare ai piedi della statua tre candeline a formare il numero 100 e lasciare diversi messaggi).
Purtroppo gli appuntamenti previsti a maggio sono saltati ma l’associazione si ripromette, tenendo chiaramente conto della evoluzione dell’emergenza sanitaria, di organizzare in estate diversi eventi dedicati a San Giovanni Paolo II. Uno è già fissato per agosto quando il premio “Stele della Ienca” sarà dato al direttore del museo che ha sede nella casa dove Karol Wojtyła è nato e che si trova nel comune di Wadowice. Il “Giardino letterario” che si tiene ogni anno a San Pietro della Ienca avrà ospiti illustri e il filo conduttore sarà spesso proprio la figura di San Giovanni Paolo II.
Nei giorni scorsi la chiesa aquilana ha ricordato il centenario con una messa celebrata dal cardinale arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi nella chiesa di San Mario alla Torretta.
In una nota l’arcidiocesi ha anche sottolineato come «San Giovanni Paolo II visitò ufficialmente tre volte l’arcidiocesi dell’Aquila, oltre varie visite private: nel 1980 per il VI centenario di San Bernardino quando celebrò la messa davanti alla basilica di Collemaggio; il 9 agosto 1986 ai Piani di Pezza (Rocca di Mezzo) per la “route” nazionale degli Scout Agesci e il 20 giugno 1993 a Campo Imperatore per la benedizione della chiesa della Madonna della Neve, su invito degli alpini del comune dell’Aquila, della diocesi e del Centro turistico Gran Sasso, con la recita dell’Angelus”.
E quest’anno, il 30 agosto, saranno 40 anni dalla prima visita all’Aquila. In quella occasione, prima di arrivare in città, Giovanni Paolo II fece tappa al cantiere della galleria del Gran Sasso e poi al santuario della Madonna di Roio. Santuario che purtroppo è ancora chiuso per i lavori post sisma 2009. A Roio però i fedeli intendono ricordare lo stesso quell’evento storico per la frazione e al quale parteciparono tra gli altri anche il cardinale Carlo Confalonieri (1893-1986) nato a Seveso e arcivescovo dell’Aquila dal 1941 al 1950 e il cardinale Corrado Bafile (1903-2005), aquilano.
Il Papa pregò davanti alla statua della Madonna con bambino, la stessa che, dopo il terremoto del 2009, fu portata nella Scuola della Guardia di finanza per la visita di Benedetto XVI alla città terremotata.
Il legame di Karol Wojtyla con il Gran Sasso è molto precedente alla sua ascesa al soglio di Pietro. Infatti una foto documenta la sua presenza a Fonte Cerreto sin dal 1962.
Nell’ottobre di quell’anno si era trasferito a Roma come portavoce dell’episcopato polacco in seno al concilio Vaticano II (11 ottobre 1962-8 dicembre 1965) e fu nominato membro della commissione di studio per i problemi della popolazione, della famiglia e della natalità, e di quella incaricata di redigere il testo della costituzione Gaudium et spes.
In un momento libero decise di fare una capatina sul Gran Sasso una montagna che tanto assomigliava ai “suoi” monti Tatra, in Polonia, dove da giovane aveva compiuto innumerevoli escursioni e dove era nata la sua passione per lo sci che non abbandonò nemmeno quando diventò Papa, tanto che fino a quando la salute lo ha assistito è stato più volte sulle piste di Campo Felice, Ovindoli e Campo Imperatore.
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