Il crocifisso piace anche ai musulmani

Il rappresentante straniero kosovaro Dakaj Nezir: «Sono islamico, ma rispetto il Paese in cui vivo». Cioni soddisfatto
L’AQUILA. Torna in aula il crocifisso e torna la polemica. La sacra immagine ricollocata nell’aula consiliare del Comune, a Villa Gioia, nottetempo e da mano ignota – ma l’ordine sembra noto, cioè partito dal sindaco Pierluigi Biondi, anche se ufficialmente non lo ha dato nessuno – ha riacceso polemiche non sopite. Infatti l’ultima mozione dell’era Cialente, presentata dall’attuale presidente del consiglio comunale, Roberto Tinari, per riposizionare il crocifisso nell’aula, fu respinta con 15 voti contrari e 15 a favore.
Qualcuno dall’opposizione lunedì, nella prima seduta del nuovo consiglio comunale a guida centrodestra, ha fatto trapelare di non aver gradito la ricollocazione dell’immagine di Gesù Cristo appeso alla croce. Il sindaco Biondi aveva comunque detto più volte, in campagna elettorale, che in caso di vittoria avrebbe fatto riappendere il crocifisso. E così è stato.
Una delle persone che potrebbero essere turbate da questa «mancanza di laicità» del Comune – questa la motivazione con la quale l’ex sindaco Massimo Cialente, insieme a gran parte del centrosinistra, aveva fatto rimuovere il crocifisso dall’aula – è senza dubbio il consigliere straniero aggiunto: Dakaj Nezir, di nazionalità kosovara (è nato a Prizren 35 anni fa). È musulmano, ma moderato, per cui «sono per il rispetto delle tradizioni, religione compresa, del Paese ospitante», afferma in un italiano quasi perfetto. «Non è compito mio, della figura che rappresento in consiglio comunale, figura del tutto simbolica, perché non ho diritto di votare in aula, decidere se è giusto o meno appendere il crocifisso. Ma se si è deciso così, a me non disturba affatto. Così come, per una questione di integrazione, dobbiamo rispettare anche altre tradizioni, come il presepe nelle scuole, le recite di Natale».
Certo, con i problemi enormi che ha la città, quello del crocifisso nell’aula consiliare del Comune non è molto significativo. Ma le parole di Dakaj Nezir sì. Lui è stato eletto dagli extracomunitari che vivono all’Aquila, cioè coloro che non hanno la cittadinanza, ma il permesso di soggiorno provvisorio. L’ha spuntata per soli 6 voti (179 a 173) sulla candidata albanese Banushaj Edlira. «Per prima cosa vorrei riattivare la consulta comunale per l’immigrazione», dice Nezir, «e poi l’integrazione della prima generazione di immigrati, che non hanno ancora la cittadinanza».
Sulla ricollocazione del crocifisso in aula, si è scatenata anche una discussione sul web, dove è intervenuto – a favore – anche l’ex assessore comunale Giampaolo Arduini.
Soddisfatto soprattutto il direttore di Confcommercio, Celso Cioni, che per manifestare il suo dissenso quando è stato deciso di togliere il crocifisso, si è presentato più volte in aula, durante i consigli, portando con sé una grossa croce di legno. «Il buonsenso ha consentito il riposizionamento di un simbolo della cristianità e della nostra civiltà occidentale», dice Cioni. «Sono particolarmente grato all’amministrazione e al sindaco Biondi. E ringrazio anche tante persone, in particolare il professor Giulio Sapelli, che hanno manifestato con me in tante sedute».
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