Il decalogo di Natale dell’arcivescovo: «Evitate di sparlare»

21 Dicembre 2015

Duro monito di Petrocchi alla città che celebra il pettegolezzo: «Dovremo rendere conto al Signore di ogni parola infondata»

L’AQUILA. Non sparlare degli altri. Evitare espressioni cattive e volgari. Imparare l’arte di parlare con la parola. Suona come un autentico monito il messaggio divulgato dall’arcivescovo, monsignor Giuseppe Petrocchi, alla comunità aquilana, in occasione del Natale. Nella città delle “malelingue”, della goliardica e consolidata tradizione di Sant’Agnese, del chiacchiericcio confuso e mistificatore, Petrocchi lancia un richiamo al significato puro e vero della parola. E lo fa alla vigilia del Natale, festa intima e familiare per eccellenza. Quella stessa intimità, traslata nell’animo, che Petrocchi invita a ritrovare anche nell’utilizzo della parola. Lo fa con toni garbati, senza riferimenti diretti agli scontri politici del post-terremoto, alle divisioni intestine, alle faziosità che minano la crescita del tessuto economico e sociale dell’Aquila. Ma nel suo «ascoltare e vedere la Verità, che si parla e svela a noi il Volto del Padre», c’è tutto il significato del messaggio pastorale di Petrocchi a una comunità, quella aquilana, che celebra il pettegolezzo come vezzo e virtù, varcando troppo spesso i confini del buongusto. «Gesù non si limita a dire parole su Dio, ma è lo stesso Dio che parla di sé e parla anche di noi a noi affinché, accogliendolo, possiamo capire chi è Dio e chi siamo noi: chi siamo noi per lui e chi è lui per noi», scrive Petrocchi, «nella Chiesa risuona incessante la parola e tutta la comunità cristiana è chiamata a viverla e a trasmetterla con fedeltà. Ma oltre a far parlare la parola, ogni credente deve apprendere l’arte di parlare con la parola, cioè di dire parole che siano verità autentica. Per questo», prosegue l’arcivescovo, «vanno evitate espressioni cattive e volgari, come pure la tendenza a sparlare propagando il male, cioè pensieri contrari al Vangelo, o dicendo il male di altri. Il Signore ci ammonisce che dovremo rendere conto di “ogni parola infondata”: c’è, perciò, un serio motivo per vigilare sulla nostra mente e sulla nostra bocca, perché le frasi che si pronunciano non siano mai in stridente dissonanza con la parola». Dire bene degli altri e pregare, l’invito di Petrocchi ai suoi fedeli: «Il Natale», dice, «ci porta un altro messaggio sconvolgente: la parola si è resa “visibile” nell’umanità del Signore; nei suoi tratti personali e nei gesti che ha compiuto. Tutto in Gesù è rivelazione dell’amore, non solo ciò che dice, ma ciò che fa». Lasciarsi guidare dalla verità, dalla carità e dalla bellezza, come fonte di luce, in cui vedere Gesù. «Come discepoli che celebrano il Natale», prosegue Petrocchi, «siamo chiamati ad ascoltare e vedere la parola che continua a “farsi carne” nella Chiesa. Fare Natale significa impegnarsi a rendere le nostre famiglie e le parrocchie luoghi dove testimoniare Gesù. Un Natale speciale, nel Giubileo della Misericordia, «tempo di conversione e di grazia. Agendo da veri figli di Dio renderemo visibile il figlio fatto uomo, essendo trasformati nella sua immagine, secondo l’azione dello Spirito». Infine, un richiamo «alla comunione fraterna e alla disponibilità all’aiuto». Sulla scorta della strada tracciata da Papa Francesco, Petrocchi chiede agli aquilani «di vedere Gesù nei poveri e nei sofferenti». Il messaggio si chiude con «un augurio di buone feste».

Monica Pelliccione

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