Il desiderio di Antonietta: «Luogo vivo, non cimitero»

28 Settembre 2021

Il sogno della portavoce dei comitati che si è battuta fino all’ultimo per la giustizia In questo piazzale gli amici l’hanno salutata lo scorso maggio con un rito collettivo

L’AQUILA. «Antonietta c’è stata, c’è e ci sarà sempre dove si cercano libertà, verità e giustizia». La sua gigantografia circondata di primule e rose rosse, sulle note di Bella Ciao, all’inizio di maggio – nel giorno del congedo laico per la sua improvvisa scomparsa, avvenuta a 71 anni dopo un malore – è l’ultima immagine vera e vissuta di questo luogo che prende forma oggi a fatica, tra tanti tormenti. Così com’era nato.
Il sogno di antonietta
Si deve alla maternità di Antonietta Centofanti – che proprio come una madre fa con quanto le è più caro si è spesa, anima e corpo, fino all’ultimo respiro, perché vi fosse in città un luogo in cui fare memoria – se oggi è nato qualcosa di simile. «Non un cimitero, ma un luogo vivo, del ricordo, dell’impegno perché quello che è successo nel 2009 non accada mai più». Questo il desiderio di Antonietta, che ora spetta alla comunità più che alla classe dirigente riempire di significato. «Il prossimo anno. Il prossimo anno, il 6 aprile saremo tutti lì». Queste le sue ultime parole di una lunga intervista sulla (ennesima) mancata inaugurazione del Parco della Memoria, a piazzale Paoli, pochi giorni prima della triste ricorrenza. Oramai era quasi tutto pronto. «Ci sono voluti 12 anni, ma ce l’abbiamo fatta», ripeteva Antonietta mentre aspettava «tempi migliori», magari quando il Covid avrebbe allentato la presa e «così potremo partecipare in molti alla celebrazione» superando l’ennesimo ostacolo, quello delle restrizioni. A pochi passi dalla Casa dello studente di via XX Settembre, dove nel 2009 aveva perso la vita il nipote, Davide Centofanti, con altri 7 giovani, questo luogo, per cui si era battuta con tutte le sue forze e che finalmente aveva visto realizzato, sembrava riempirle gli occhi e il cuore. Aveva pensato a un’inaugurazione in tarda primavera oppure in estate. Ma le cose sono andate diversamente.
IL LUOGO PARLA DI LEI
Il destino, per quel luogo, ha scritto un’altra storia. Ma Antonietta – la paladina del post-terremoto che ha girato l’Italia incontrando altro dolore, altri luoghi di disastri previsti, prevedibili e/o irrisolti – non si è mai arresa di fronte agli ostacoli che in questi quasi tredici lunghi anni hanno scandito la tormentatissima nascita del Parco. Con garbo, senza mai perdere le staffe, ma con fermezza appassionata, lo ha difeso anche da attacchi da cortile. Sarebbe bello che questo luogo parlasse ancora di lei, che non amava le liturgie delle cerimonie, ma l’essenzialità e la condivisione.(e.n.)
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