Il dolore delle famiglie: «È un secondo terremoto»

15 Marzo 2021

Il 6 aprile 2009 l’operaio Dzevdet aveva perso due cugini a Castelnuovo Di Natale (Filca Cisl): «Gli avevamo ritrovato un lavoro soltanto due settimane fa»

L’AQUILA. Storie simili, stessa sofferenza: quella che non conosce confini etnici o di religione. Le vite di Cristian Susanu e Dzevdet Uzeiri, raccontate da chi gli è stato vicino e li ha conosciuti, disegnano le traiettorie di vite in cerca di riscatto, di progressiva integrazione in una terra che non è quella di nascita e di un filo spezzato da un colpo secco del destino. Le comunità, quella romena di Cristian e quella macedone di Dzevdet, piangono lacrime identiche a quelle di chi all’Aquila li ha visti arrivare e mettere nuove radici.
UN ALTRO SISMA. La morte sotto le macerie riporta alla memoria lutti incancellabili. Come quelli che, nel 2009, hanno colpito la famiglia di Dzevdet che a Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere dove risiedeva, ha perso due cugini per i crolli causati dal sisma. «Per noi è stato un secondo sisma», sono le uniche parole pronunciate dai familiari dell’operaio macedone. Alla moglie e alla figlia di otto anni si stringono nel cordoglio tanti connazionali. «La nostra qui è la comunità più numerosa tra quelle non appartenenti alla comunità europea», ricorda Salihi Ab Dula “Duli”, presidente dell’associazione Rilindja, «ma questa è una tragedia di tutti, che non ha distinzioni». Dzevdet, da oltre vent’anni nell’Aquilano, incarnava perfettamente il processo d’integrazione della sua comunità di origine. «Era il pilastro di una famiglia ben inserita, ormai alla terza generazione qui», ricorda “Duli”, «un gran lavoratore e una persona rispettosa».
DA POCO IN CANTIERE. Al ricordo del rappresentante della comunità macedone si aggiunge quello del segretario provinciale della Filca Cisl Pietro Di Natale. «Conoscevo bene Dzevdet», racconta, «era venuto da me un paio di settimane fa perché era in cerca di lavoro». Tramite il sindacato lo aveva trovato nel cantiere in San Pio delle Camere. «Era tornato a ringraziarmi, come faceva sempre», sottolinea Di Natale, «era rispettoso delle regole». Il cordoglio si lega la rinnovata richiesta di tutele per i lavoratori del settore. Oggi Di Natale e un rappresentante per la sicurezza della Cassa edile terranno un sopralluogo nel cantiere di San Pio delle Camere proprio per verificare le condizioni in cui stavano procedendo i lavori. Dzevdet era iscritto alla Filca Cisl come Cristian. «Anche lui era un’ottima persona, un lavoratore», afferma il segretario, «sosterremo le famiglie per tutte le tutele a chi hanno diritto».
COMUNITÀ IN LUTTO. L’operaio di origini romene, a cui piaceva giocare a calcio, era in Italia con la moglie da 18 anni e con lei lascia una bimba che frequenta la prima elementare. Alla sua famiglia e a quella di Dzevdet esprime cordoglio Marianna Muntean in rappresentanza anche della Feneal Uil. «Un altro lutto insopportabile ci colpisce», afferma la sindacalista che è anche punto di riferimento per la comunità romena in provincia, «ma un essere umano che perde la vita in un incidente sul lavoro è fonte di dolore per tutti». Anche nelle parole di Muntean riaffiora la denuncia di un’emergenza senza tregua. «Questa tragedia ci fa capire che si continua a morire sul lavoro», osserva, «una strage lenta e silenziosa che colpisce ogni anno centinaia di famiglie». Mogli, figli e fratelli che piangono i loro cari come fanno da due giorni i congiunti di Cristian.
BASTA TRAGEDIE. «Il nostro pensiero va alle famiglie degli operai scomparsi», affermano Andrea Crippa e Luigi D’Eramo, rispettivamente vicesegretario nazionale e coordinatore abruzzese della Lega, «nessuno dovrebbe mai morire mentre lavora». Il sacrificio dei due operai, secondo gli esponenti del Carroccio, «colpisce ancora di più perché fatto in nome di una rinascita che, purtroppo, in alcune zone del territorio è ancora pesantemente in ritardo». La Lega annuncia dunque che anche nel nome dei lavoratori morti nel cantiere di San Pio delle Camere «si batterà, come sempre ha fatto in questi anni, per una ricostruzione veloce e sicura, affinché le comunità possano finalmente riappropriarsi dei loro territori, della loro vita». William Giordano dell’Anpi, associazione dei partigiani, invoca vigilanza affinché l’Inail risarcisca le famiglie delle vittime. «Bisogna diffondere i diritti ai muratori, agli italiani e a quelli che vengono dall’Europa dell’est», afferma, «bisogna tutelarli, consapevolizzarli, proteggerli, sostenerli nelle loro battaglie, parlare con loro e i sindacati edili non devono essere lasciati soli in questa missione dai partiti, soprattutto quelli di sinistra». (g.d.m.)
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