Il dolore e la speranza nel terremoto di Dacia

Di grande impatto la pièce teatrale scritta dalla Maraini e da Salemme La scrittrice: «Bravi tutti gli attori e Guanciale arriverà molto lontano»
AVEZZANO. Testi scarni ma intensi, a volte carichi di tensione ma anche lineari e ricchi di intercalari. Sono le voci del passato, che stridono e allo stesso tempo si amalgamano con quelle del futuro, che si alternano per descrivere, a volte nella disperazione e a volte nella speranza, il terremoto che cento anni fa cambiò il volto di una terra e la storia di un popolo come quello della Marsica. E poi ancora voci per guardare avanti, oltre l'orizzonte, voci di chi rappresenta il domani di questo territorio. C'è tutto ciò dentro il lungo monologo di gente comune che ha vissuto il sisma sulla propria pelle scritto da Dacia Maraini per ricordare il terremoto del 1915.
Uno spettacolo andato in scena al teatro dei Marsi in occasione del centenario della drammatica ricorrenza. Scritto insieme a Ernesto Salemme, per la regia di Riccardo Milani, la pièce teatrale “Voci dal terremoto” ha commosso il pubblico con storie di morte e di sopravvivenza, con la cronaca di quei terribili giorni, di dramma e di voglia di ricominciare. Grazie a documenti conservati nella curia di Avezzano, a testi di storici e scritti dell'epoca la Maraini e Salemme sono riusciti a dare di nuovo voce a soldati, carabinieri, maestre, anziani e bambini che quella drammatica mattina si ritrovarono risucchiati nel vortice del terremoto. La scenografia povera, le luci bianche contrastate, con i contorni netti e precisi e il minimalismo della scenografia hanno dettato anche le scelte di regia con stacchi di luce alternati sugli attori.
La loro gestualità è stata minima, le emozioni ben calibrate e mai portate all'eccesso, a parte qualche caso. Alla fine è venuto fuori un ottimo risultato di equilibrio tra teatro e letteratura. La bravura degli attori, in alcuni casi locali e quindi vicini ai sentimenti di disperazione del popolo marsicano colpito dalla tragedia del sisma, insieme all'alta qualità dei testi, hanno permesso di superare quella coltre nera della scenografia inesistente che tutto avvolgeva, e di raggiungere lo spettatore.
Sul palco, con monologhi legati da un filo conduttore che ha portato a sentimenti di speranza, c'erano Sergio Meogrossi (il narratore e Alfredo), Lino Guanciale (il soldato), Corrado Oddi (il cronista e il colonnello Dunn), Giuseppe Ippoliti (il carabiniere, Luigi e Fedele), il regista Stefano Chiantini (Egidio e Filippo), Daniele Paoloni (don Orione, il cronista e Giovanni il vetturino), Rita Eramo (Celestina e Assunta) Cecilia Delle Fratte (Maddalena e Assunta), Franca Di Cicco (Iolanda e Giovanna) e Ida Basile (Caterina e Luigina). In scena anche due bambini: Edoardo Saltarelli e Federica Fracassi con i cori degli alunni dell’Istituto Comprensivo “Benedetto Croce” e “Decima Sinfonia” di Pescasseroli diretti dalla maestra Anna Tranquilla Neri. Da evidenziare la presenza e l'ottima interpretazione di un grande nome del cinema e del teatro italiano, quello di Lunetta Savino, “Nastro d'argento” come miglior attrice non protagonista nel 2010, già vincitrice del premio Gassman e migliore attrice della stagione teatrale 2006-2007. Ha interpretato la maestra. Per lei è un ritorno ad Avezzano dove ha recitato nello spettacolo "Casa di bambola – L'altra Nora". Parole di apprezzamento da parte della Maraini, che si è detta «colpita» da uno degli astri nascenti del teatro italiano, scelto anche da Woody Allen per la pellicola "To Rome with Love": il marsicano Lino Guanciale, attualmente impegnato in "Che Dio ci aiuti", l’amatissima fiction con Elena Sofia Ricci e Francesca Chillemi. «Non lo avevo mai visto in scena», ha affermato la Maraini, «credo che arriverà molto lontano». La scrittrice si è detta soddisfatta dello spettacolo e della regia, ma anche del riscontro avuto dal pubblico marsicano. Nonostante i biglietti fossero stati precedentemente consegnati, tantissime persone hanno atteso davanti al teatro dei Marsi sperando di poter assistere. «Mi hanno detto in molti di essersi commossi», ha spiegato, «mi hanno fermato per raccontarmi quello che avevano provato, ma sono soprattutto felice di essere riuscita a trasmettere un messaggio di speranza: se non amiamo il passato non potremo creare un futuro bello. Ignorare il passato è come non riuscire a creare un futuro migliore».
Pietro Guida
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