Il dramma di una famiglia da 4 mesi senza salario

I due figli adolescenti non possono più praticare gli sport dopo la scuola Nella mensa Caritas aumenta il numero di “invisibili”: i nuovi poveri
SULMONA. Aspettano da oltre quattro mesi gli assegni di mobilità. È una vita in sospeso quella di una famiglia sulmonese monoreddito, di cui omettiamo i nomi su richiesta degli interessati, con il padre che ha perso il lavoro in una delle tante vertenze della zona, la madre disoccupata e due figli adolescenti. Con bollette, affitto di casa e spese che si accumulano. Come loro ce ne sono tantissime in centro Abruzzo di famiglie distrutte dalla burocrazia, in attesa di assegni (fra mobilità e cassa integrazione in deroga) che accumulano pesantissimi ritardi di tre o quattro mesi ogni volta. Come nel caso della famiglia sulmonese monoreddito, con due figli adolescenti costretti a lasciare gli sport che praticavano dopo scuola e capendo a fatica le rinunce quotidiane, che non sempre vengono comprese dai coetanei. Ma questo non è un caso isolato rispetto all’esercito degli invisibili, che affolla ogni giorno la mensa della Caritas (con 20mila pasti serviti nell'ultimo anno) o va a raccogliere da terra, alla fine del mercato cittadino, la frutta e la verdura scartata. È negli occhi di queste persone che si muovono schive, che si capisce la portata della crisi del territorio. Dietro gli elenchi di disoccupazione, infatti, si nascondono i volti – fra gli altri - dei lavoratori Sigistel, Coca-Cola, Saba, Foceit, Sitindustrie, Italfinish, e Finmek. Ammonta a 10mila e 527, infatti, il numero (raddoppiato in un anno e pari ad un terzo dei residenti in età lavorativa) di chi non ha un lavoro o l’ha perso di recente. In particolare – secondo le tabelle dell’ufficio sulmonese del Centro per l’impiego – sui 24 Comuni del territorio, gli iscritti alle liste di disoccupazione (riservate a chi ha perso il lavoro) e inoccupazione (rivolte a chi non lo ha mai lavorato) sono 9mila e 706; quelli agli elenchi di mobilità (cioè usciti dal circuito produttivo) sono 821, con l’87% di loro (ben 715) destinati a restare presto senza paracadute e possibilità di aggancio alla pensione. In totale, quindi, i disoccupati, inoccupati e in mobilità sono 10mila e 527. I disoccupati dai 35 ai 65 anni sono oltre 5mila (ben 5mila 652), rappresentando cioè più della metà del totale: in sostanza, qui chi ha perso o non trova lavoro ha superato la giovane età. E ciò che è grave è che il peggio è destinato ad arrivare nei prossimi mesi con la scadenza degli ammortizzatori sociali delle principali vertenze della zona.
Federica Pantano
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