Il Fondo immobiliare che “salvò” molti costruttori aquilani

Nell’autunno del 2009 acquistò oltre trecento alloggi Doveva essere il primo passo per altre operazioni sulla città
L’AQUILA. Nella categoria “provare a mettere le mani sulla città terremotata” entra a buon diritto la vicenda del cosiddetto Fondo immobiliare Aq promosso da un personaggio che dopo aver “calcato” per un paio di anni il palcoscenico della ricostruzione si è come inabissato e di lui ormai si parla pochissimo: Antonio Napoleone, ingegnere di origini abruzzesi. La storia di quel Fondo è semplice e complessa allo stesso tempo. Subito dopo il sisma dell’aprile 2009 partì la ricerca spasmodica di case non danneggiate da mettere a disposizione degli aquilani. Già a maggio 2009, l’ordinanza 3769, parlava della necessità di reperire alloggi “abitabili”, nel territorio regionale, per ospitare gli sfollati. L’affitto “concordato” sarebbe stato pagato dalla Protezione civile. Una dettagliata inchiesta del comitato 3.32, che risale al 2010, svela che Antonio Napoleone tre giorni dopo quell’ordinanza scrisse a Berlusconi chiedendo di voler essere parte attiva sia nella fase dell’emergenza che, in seguito, nella ricostruzione vera e propria.
Il 9 luglio del 2009 l’ordinanza 3789 dava la possibilità agli imprenditori che al 6 aprile 2009 avevano abitazioni in corso di costruzione di poterle completare accedendo a un contributo “fino a un massimo di 30.000 euro”. In più, per arredarle vennero riconosciuti altri 2.000 euro. Ad agosto 2009 ci fu il famoso censimento con il quale la Protezione civile chiese agli sfollati di che tipo di soluzione abitativa intendevano avvalersi per tutto il periodo dell’emergenza. La gran parte chiese un alloggio del piano Case, una buona percentuale puntò sull’autonoma sistemazione, 500 nuclei familiari si dissero interessati all’affitto. Lì si pose il problema di come reperire quei 500 alloggi. La prima idea fu requisire per legge tutto il patrimonio immobiliare agibile e disabitato. Ma la cosa, pur annunciata dall’allora prefetto Franco Gabrielli, non sembrò praticabile e di fatto si rivelò un flop. Ecco allora che il 21 settembre 2009 spuntò l’ordinanza 3810 nella quale si parlava di un “Fondo immobiliare costituito per il reperimento di nuove costruzioni da destinare alla locazione”. Qual era questo fondo? Il fondo Aq di Napoleone. A dicembre 2009, alla vigilia della consegna del primo appartamento a uno sfollato, su un quotidiano economico venne ricostruita tutta la vicenda con toni enfatici: «Si chiama Aq ed è un fondo di investimento immobiliare con una finalità etica unica: acquistare appartamenti in Abruzzo da destinare, temporaneamente e senza intenti speculativi, agli sfollati del terremoto che ha colpito la regione lo scorso aprile. Promossa da Europa Risorse (di Napoleone ndr) e dalla Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila (gruppo Bper), l’iniziativa ieri (24 dicembre 2009 ndr) ha portato alla consegna di alcuni dei 500 alloggi che sono stati acquistati all’Aquila (altri sono in fase di ultimazione) per essere assegnati in affitto agli sfollati. Il fondo della durata di sei anni avrà a regime un patrimonio complessivo di circa 100 milioni. Una quota del 40% dell’ammontare complessivo sarà sottoscritto da investitori istituzionali pubblici e privati fra cui, nella prima fase, Fintecna e gli azionisti di Fimit, Enpals, Enasarco e Inpdap attraverso i fondi immobiliari gestiti da Fimit sgr. Il restante 60% sarà assicurato da un finanziamento bancario a tasso agevolato concesso da un consorzio di banche locali guidato dalla Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila (gruppo Bper)».
In realtà alla fine gli alloggi che il Fondo acquistò (dai costruttori aquilani ma non solo) saranno 320. Quasi tutti affittati in media (a seconda del metraggio) a 500 euro al mese. La cosa è andata avanti fino al marzo 2015 quando con l’autonoma sistemazione sono cessati anche gli affitti che il Comune, con i soldi destinati all’assistenza alla popolazione, pagava al fondo Aq che in totale dal 2009 al 2015 ha incassato in locazioni circa 10 milioni di euro.
Chi ci ha guadagnato da tutta l’operazione? Sicuramente molti costruttori che hanno venduto (se pur a un prezzo calmierato) edifici che altrimenti sarebbero rimasti vuoti per anni e le banche che hanno visto onorati mutui accesi per costruire quegli alloggi. E il fondo Aq? Tutto dipenderà se quegli alloggi adesso saranno venduti o affittati di nuovo. Ma a chi? Qualcuno è già destinato a ospitare gli immigrati, altri potrebbero essere “piazzati” agli studenti (che vengono sempre tirati in ballo pur sapendo che saranno sempre meno). Ma questa è solo una parte della storia. Il fondo Aq doveva essere il grimaldello per altre operazioni immobiliari in città. Le racconteremo nella prossima puntata.
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