Il Fucino resta senza braccianti «Ma la stagione è compromessa»

I lavoratori stranieri ancora bloccati all’estero, dovevano tornare in Italia per tutto il periodo estivo Fabrizi (Confagricoltura): «Restiamo in attesa dello stato di calamità, ma la produzione è crollata»
AVEZZANO. «La situazione nel Fucino sta lentamente tornando alla normalità dopo le alluvioni del mese di maggio, ma la stagione è ormai compromessa». È la dura istantanea scattata da Stefano Fabrizi, direttore di Confagricoltura della provincia dell’Aquila, nei giorni in cui alla conta dei danni subiti dal maltempo si aggiunge lo spauracchio della siccità estiva. Innanzitutto, le cifre: «Possiamo confermare che il calo della produzione dell’intero comparto supera il 30 per cento. La produzione, e di conseguenza i redditi», chiosa Fabrizi, «sono ormai compromessi». Al fattore economico si aggiungono le criticità legate alla manodopera: i braccianti che avrebbero dovuto raggiungere il Fucino per la stagione estiva sono ancora bloccati nei rispettivi paesi di origine. “Colpa” delle lentezze burocratiche riconducibili all’iter autorizzativo che passa attraverso i consolati italiani. Il problema sarebbe non di poco conto in una stagione normale, ma quest’anno, con i danni ingenti causati dalle forti piogge, le criticità sono altre. Come la richiesta dello stato di calamità naturale, ancora al vaglio della Regione: «Le verifiche sono tuttora in corso», spiega il direttore di Confagricoltura L’Aquila, «ma l’ultima parola spetta al ministero». I campi del Fucino, intanto, sono stati quasi completamente liberati dall’acqua, al contrario di quelli dei Piani Palentini, in cui agricoltori e allevatori sono ancora alle prese con i danni del maltempo. Intanto è arrivato il parere favorevole della Regione alla richiesta di deroga per l’uso di trattamenti fitosanitari. Proposta avanzata da Confagricoltura Abruzzo lo scorso 16 giugno. «Considerate le piogge eccezionali che hanno interessato il territorio regionale e che hanno estremamente favorito lo sviluppo delle infezioni di peronospora sulla coltura della patata e della cipolla e l’alternariosi su patata e carota così come i marciumi basali delle insalate e radicchi», scrive il dipartimento Agricoltura, «si concede la deroga valida per l’esecuzione di ulteriori interventi fungicidi». Il regolamento europeo sul tema impone il limite alle applicazioni di massimo 28 chili di rame in 7 anni. (l.p.)
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