Il fuoco lambisce le case, la lotta continua

Senza soste i lanci di Canadair ed elicotteri, ma il sottobosco è un combustibile micidiale. Paura a Pettino e Cansatessa
L’AQUILA. Il fronte del fuoco che si abbassa, le fiamme che si avvicinano alle abitazioni, l’aria che diventa irrespirabile. Dopo una notte in cui i focolai su monte Pettino hanno ripreso vigore, il quinto giorno di cronaca degli incendi che hanno colpito i boschi aquilani racconta la paura e la rabbia di chi vive a ridosso dei roghi. Alcuni lamentano ritardi e inadeguatezze nell’allestimento degli interventi. In una giornata caratterizzata dal caldo afoso e dal forte vento, sono proseguite incessanti le operazioni di spegnimento, ma è stata una continua lotta con le nuove fiamme alimentate dalla combustione del sottobosco, col rischio che il fronte si spinga ancora verso Est, fino a San Giuliano e Madonna Fore, dove sono ancora visibili i segni di un altro devastante incendio, quello del 2007. «Ma quello contro cui stiamo combattendo», per il sindaco Pierluigi Biondi, «è un disastro ambientale ancora più grande, il più grave della storia recente del nostro territorio». Ieri altri 100 ettari di montagna andati in fumo tra Cansatessa e Pettino, mentre ad Arischia la situazione si è mantenuta sotto controllo: da giovedì scorso 800 ettari di bosco non esistono più.
LA GRANDE PAURA. «La notte l’immagine delle fiamme nel buio non fa dormire», racconta una residente di Pettino, «ma speri di risvegliarti e vedere che sia tutto finito. E invece ti sveglia il rumore dei Canadair e degli elicotteri e sai che sarà un’altra giornata triste». È l’angoscia ad accompagnare il trascorrere delle ore di chi vede il fuoco sempre più vicino: ieri i punti critici sono stati via Francia, via del Castelvecchio e la zona delle Marine, a Cansatessa. Le fiamme sono arrivate a lambire i centri abitati e in tanti si sono preparati a lasciare le proprie case. Gli operatori del Coc attivato dal Comune hanno raggiunto telefonicamente le famiglie già censite, per verificare la presenza di persone anziane e con patologie alle vie respiratorie: «Sono pronti gli alloggi in caso di sgombero», ha confermato il sindaco, «e anche per chi vuole spostarsi per motivi di salute».
LE STRATEGIE. «Non dobbiamo fare arrivare le fiamme nell’abitato di Pettino», spiega Silvio Liberatore, dirigente della Protezione civile della Regione. «Il fuoco è a 200 metri dalle case, ma impediremo con ogni mezzo che si avvicini all’abitato e guadagni terreno verso L’Aquila». Un fronte complessivo di circa 4 km di lunghezza, composto da focolai isolati che non consentono di fare un intervento omogeneo e una lotta attiva alle fiamme. La strategia è stata quella di isolare i singoli focolai con linee tagliafuoco, in orizzontale a valle e in verticale dalla sommità della montagna. A valle gli uomini della protezione civile comunale, regionale e volontari, hanno scavato le linee con mezzi meccanici. In alto hanno lavorato 50 uomini tra vigili del fuoco, protezione civile, volontari con le motoseghe e uomini dell’esercito con un mezzo apripista. Presenti anche 10 moduli antincendio con le manichette. Dalle 5 alle 20 sono andati avanti i lanci di acqua e liquido ritardante. In azione anche ieri 5 Canadair e 3 elicotteri, compreso un Erickson.
IL SOTTOBOSCO. Il fuoco riguadagna spazio in serata e durante la notte, quando i mezzi sono fermi. Si tratta di fiamme alimentate dalla combustione del sottobosco, che a Monte Pettino è molto fitto e raggiunge i 50 centimetri di altezza, che i Canadair e gli altri mezzi aerei riescono solo a rallentare, ma non a spegnere. Ieri i vigili del fuoco hanno chiesto personale di rinforzo e tanti volontari, coordinati dagli operatori, hanno aiutato a mettere in sicurezza le aree più a rischio.
MARSILIO IN ELICOTTERO. Il presidente della Regione ha sorvolato la zona degli incendi tra Arischia e Pettino: «Ho verificato la presenza di numerosi focolai. Purtroppo le condizioni meteo continuano a essere sfavorevoli allo spegnimento, con alte temperature e venti in rinforzo. Sono impegnate diverse squadre di volontari della Protezione civile e militari del 9° Reggimento Alpini che sono partite dalla cresta del Monte Pettino per realizzare una nuova linea tagliafuoco, con l’obiettivo di evitare che le fiamme si propaghino in direzione Est».
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