Il gelo fa rientrare tutti nelle loro case

Con la temperatura scesa a -9 il freddo è più forte della paura di nuove scosse. Il sindaco: la festa di Sant’Antonio si farà
COLLELONGO. Temperature sottozero e neve nel territorio di Collelongo, epicentro della scossa sismica di magnitudo 4.2 avvenuta domenica sera.
TEMPERATURE POLARI. Il maltempo ha reso ancora più complicate le operazioni di assistenza alla popolazione, che teme nuovi eventi sismici ravvicinati. La situazione sta tornando però alla normalità. Il Coc è stato chiuso e tutte le persone che avevano deciso di restare fuori casa, accolte nelle strutture organizzate dai volontari e dal Comune, hanno deciso di rientrare nelle loro abitazioni. Complice la situazione di freddo che sta interessando la zona e che ha raggiunto anche i -9 gradi. La popolazione sta cercando quindi di tornare pian piano alla normalità. Il principale desiderio di tutti, una volta terminate le scosse, era quello di tornare a casa. Danni subiti da alcune abitazioni sembrano essere di scarso rilievo e sono stati eseguiti dei controlli da parte degli organi competenti.
PICCOLE CREPE. Si tratta per la maggior parte di piccole crepe nei tramezzi di alcune abitazioni che però non hanno provocato problemi di stabilità. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni e il Comune ha messo già a disposizione l’ufficio tecnico per questo tipo di attività che probabilmente andrà avanti per altri 20 giorni. Ma la voglia di voltare pagina è forte e a testimonianza di ciò c’è anche la mobilitazione per l’imminente e tradizionale festa di Sant’Antonio, con i fuochi dei “torcioni”, che già cominciano a innalzarsi per le vie del paese, nonostante il maltempo e nonostante le basse temperature, che hanno messo a dura prova i residenti.
NIENTE SCOSSE. «La cosa più importante», ha sottolineato il sindaco di Collelongo, Rosanna Salucci, «è che non ci sono state altre scosse. Le persone sono tornate in casa e non vedevano l’ora. Abbiamo disposto quindi la chiusura del Centro operativo comunale. Determinante è stato l’apporto di tutte le associazioni mobilitate, e delle forze dell’ordine. Ora», ha aggiunto il primo cittadino, «è il freddo il problema principale. Siamo scesi a -9. Questo perlomeno ha impedito che continuasse a nevicare. Quindi, da quel punto di vista, meglio così. Per quanto riguarda i danni, nel complesso sono state otto le richieste di sopralluogo, ma si tratta principalmente di piccole crepe sulle pareti, che non hanno comportato danni principali e non si prevedono contributi, perché le strutture portanti delle abitazioni in questione non sono state compromesse. Abbiamo dato ai cittadini tempo fino al 31 gennaio di fare richiesta al Comune di nuovi sopralluoghi. Dopo questo termine, la popolazione dovrà attivarsi con i vigili. Non c’è stata, fino a oggi, nessuna dichiarazione di inagibilità. Ora pensiamo alla festa, che si farà tranquillamente, se le cose non cambieranno».
FESTA NONOSTANTE TUTTO. Si lavora infatti senza sosta per preparare la tradizionale festa di Sant’Antonio Abate. Nonostante i disagi degli ultimi giorni, legati alla scossa di terremoto che il primo gennaio ha interessato il territorio, gli uomini del paese si sono messi al lavoro per realizzare i “torcioni”. Nella piazza principale sono state posizionate le anime di ferro, all’interno delle quali saranno sistemati i ciocchi di legno ai quali, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, si darà fuoco. Tanta l’attenzione per questo importante giorno, che porta a Collelongo migliaia di appassionati e curiosi da tutta la Marsica. La sera precedente la festa di Sant’Antonio tornano le tradizionali “cottore”. Le cantine delle varie famiglie del paese, infatti, saranno tappa per assaporare la tradizionale minestra di ceci preparata dalle donne del posto.
FAGLIA SOTTO OSSERVAZIONE. Intanto continuano gli studi sulla faglia, che è stata definita “anomala” per la grande profondità. Si tratta, infatti, della sorgente sismica più profonda (17 chilometri) rispetto alla fascia identificata dalla storia degli eventi sismici passati, a 13 chilometri di profondità. Un dato che costituisce una novità, in una zona già nota dal punto di vista sismogenetico.
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