Il gip: «Così agiva Gallese Falsi, soldi e protezioni»

26 Maggio 2018

Ecco le accuse nei confronti dello psichiatra. La Asl avvia un’indagine parallela «Ha scoperto una microspia ma ha continuato a delinquere senza remore»  

AVEZZANO. Certificati medici fasulli dietro il pagamento di somme di denaro e farmaci prescritti mai acquistati da nessuno degli indagati. Per il gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia, lo psichiatra Angelo Gallese, arrestato giovedì mattina nell’ambito di un’inchiesta della Finanza del comando provinciale dell’Aquila, è il “signore” di un sistema illecito. Gallese, dirigente medico della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila e responsabile del Centro di salute mentale della Marsica, è rinchiuso nel carcere di Pescara, dove è stato trasferito ieri mattina (era inizialmente piantonato in una clinica a Tivoli). Gravi le accuse che hanno spinto il gip a firmare l’ordinanza di custodia in carcere. «Il dottor Gallese è, in un certo senso, il dominus della vicenda», sottolinea il gip nell’ordinanza, «in quanto ha dispensato certificati medici artefatti, dietro compenso in denaro, prescrivendo, altresì, farmaci che non sono mai stati acquistati da nessuno degli indagati con il Servizio sanitario nazionale».
LE ACCUSE. Certificati che fanno riferimento ai coniugi Arnaldo Aratari e Tiziana Mascitelli, all’ex assessore regionale Mario Panunzi, al medico di pronto soccorso Gino Arioli, all’agente di polizia penitenziaria Luigi Maiello, a due carabinieri in congedo, Carmine Macerola e Giuseppe Agostinacchio e ad altri pazienti. Il tutto per avanzare domande risarcitorie dopo incidenti stradali, istanze di congedo per malattia al proprio datore di lavoro, domande di invalidità o di esonero dal presenziare ai processi. Sono dieci gli arrestati, mentre altre otto persone sono indagate a piede libero. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla corruzione alla frode processuale, dalla falsità materiale e ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico alla frode assicurativa, fino alla truffa ai danni dello Stato e al favoreggiamento. L’inchiesta è stata coordinata dal pm Roberto Savelli.
LA PERQUISIZIONE. L’8 novembre 2017 la casa di Gallese è stata perquisita dalle Fiamme gialle della compagnia di Avezzano. All’interno, come evidenziato nell’ordinanza, sono stati trovati due locali adibiti a studio, all’interno di uno dei quali vi erano un lettino medico, un separè e un armadio a vetri contenente numerosi medicinali. Locale che secondo la Finanza, oltre a essere adibito a ripostiglio-archivio, veniva utilizzato anche come studio, dove Gallese riceveva i pazienti nonostante operasse in regime di intra moenia. Nella perquisizione sono stati trovati 2mila euro in contanti, due ricettari, 4 timbri della Asl, alcune cartelle cliniche e un atto di denuncia proposto nei confronti di Gallese da alcuni dipendenti di una cooperativa di lavoro (su questa vicenda è in corso un’altra indagine).
GODEVA DI AIUTI. Stando a quanto evidenziato dal gip Maria Proia, proprio il ritrovamento della copia della denuncia dimostra come il dottor Gallese possa godere di una rete di protezione all’interno delle forze dell’ordine. Si è accertato, infatti, che nessuna delle persone offese gli ha consegnato tale copia, nemmeno l’unica donna che aveva rimesso la querela.
LA CIMICE E IL CARABINIERE. Il carabiniere in congedo Carmine Macerola è accusato di avere allertato Gallese della presenza di una microspia nel suo studio nel Centro di salute mentale (operazione filmata da una telecamera nascosta). Scrive il gip: «Successivamente al ritrovamento della microspia, l’indagato aveva tenuto comportamenti molto prudenti. Infatti, in una registrazione video, Gallese, dopo avere parlato a lungo con due uomini non identificati, aveva fatto loro cenno di non parlare, indicando la sua scrivania. Uno dei due, a questo punto, aveva lasciato sul tavolo della scrivania alcune banconote, che Gallese aveva riposto all’interno di una tasca dei pantaloni, per poi uscire dallo studio. Nel corso delle intercettazioni telefoniche con Maria Palma Di Biase, sempre per l’accusa, Gallese si raccomandava di mantenere il riserbo proprio perché si trattava di un affare illecito.
CONDOTTE GRAVI. «La gravità delle condotte poste in essere da Gallese si evince, in particolare, dal fatto che lo stesso, benché abbia scoperto una cimice nel suo studio, ha continuato a delinquere senza alcuna remora», sottolinea il gip del tribunale, «per tale motivo, si ritiene che l’unica misura adeguata a contenere la sua attività illecita sia quella della custodia in carcere».
INDAGINE ASL. Nel frattempo, su disposizione del manager della Asl, Rinaldo Tordera, che già ha condannato duramente quanto accaduto, è stata avviata un’indagine parallela da parte dell’azienda sanitaria provinciale. È stata chiesta la documentazione alla Procura di Avezzano e non sono esclusi provvedimenti sia nei confronti del dirigente medico arrestato che verso Arioli.
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