Il gip: l’ubriaco era senza patente e tentò di investire una poliziotta

Le motivazioni che hanno portato al fermo di Ayoub: «Vita ispirata all’illecito e incurante del prossimo è pericoloso e rischia di pregiudicare l’incolumità delle altre persone che si trovano sulla sua strada»
AIELLI. Quel maledetto pomeriggio di giovedì 2 gennaio il destino di Sara Sforza si è incrociato con quello di «una personalità sprezzante del pericolo, scarsamente incline al rispetto delle regole, ma soprattutto con uno stile di vita ispirato all’illiceità, assolutamente indifferente e noncurante al rispetto dei beni fondamentali altrui». È quanto scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Anna Carla Mastelli, nelle undici pagine di ordinanza di custodia cautelare che ha previsto il carcere per Jarrar Ayoub, nato il 15 maggio 1994 in Marocco e residente nella frazione avezzanese di San Pelino, l’uomo che alla guida dell’Alfa Romeo 159 ha travolto e ucciso la 23enne di Aielli, sulla Tiburtina Valeria, nel territorio di Celano.
PIANTONATO IN OSPEDALE. L’ordinanza, firmata martedì, fissa alcuni punti fermi sulla tragedia costata la vita alla giovane estetista, causando il ferimento del suo fidanzato, Alessio Vergari, 32 anni, anch’egli di Aielli. Jarrar Ayoub si trova ancora ricoverato nel reparto di chirurgia maxillofacciale dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dov’è piantonato dai carabinieri. Dovrà essere sottoposto a un intervento chirurgico prima delle dimissioni. Per l’automobilista, indagato per omicidio stradale, si spalancheranno successivamente le porte del carcere San Nicola di Avezzano, così come previsto dal gip Mastelli. Ayoub verrà interrogato nei prossimi giorni.
«ALTA PERICOLOSITÀ». Il gip ritiene, in accordo con il pubblico ministero Andrea Padalino, che «l’elevata pericolosità dello Jarrat non possa trovare freno se non con il ricorso alla misura cautelare più rigorosa, quale quella della custodia in carcere, non potendosi di certo fare affidamento sulla capacità dell’indagato di autocontrollarsi, con il rischio di pregiudicare definitivamente l’incolumità di altre persone che, fortuitamente, si trovino sulla strada dell’indagato». Aggiunge il gip: «Ad aggravare l’inaffidabilità che anche la condizione di straniero irregolare e il consumo di alcol e droga».
IMBOTTITO DI COCAINA. Gli accertamenti medici eseguiti in ospedale, dove il marocchino 25enne è arrivato dopo l’incidente, hanno riscontrato che nel sangue dell’automobilista c’era un tasso alcolemico di 1,04 grammi per litro, oltre a cannabinoidi (nella misura di 94,1 ng/ml) e soprattutto un’elevata concentrazione di cocaina, superiore a 1.000 ng/ml.
POLIZIOTTA SALVA. Il 22 dicembre scorso, nel corso di un normale controllo stradale, Jarrar Ayoub ha messo a rischio l’incolumità dell’agente G.G.. Quando la poliziotta ha sollevato la paletta intimando l’alt all’Alfa Romeo 159 il giovane ha premuto sull’acceleratore rischiando di travolgere l’agente. Successivamente rintracciato e sottoposto ad accertamenti alcolemici, l’indagato risultava avere un tasso superiore a 1 grammo per litro e quindi veniva denunciato.
ERA SENZA PATENTE. Anche su questo punto viene fatta chiarezza nell’ordinanza. Il 25enne era in possesso di una patente di guida marocchina, che gli era stata ritirata dalla polizia il 22 dicembre. Su quell’auto, intestata alla madre F.E.T., anche lei marocchina, Jarrar Ayoub non avrebbe dovuto salire.
SORPASSO MORTALE. Sempre secondo il gip «il sinistro mortale è, senza incertezze, rimproverabile al conducente dell’Alfa Romeo che, in spregio alle più elementari regole di prudenza e diligenza nella condotta di guida, decideva di eseguire un sorpasso di ben due autoveicoli, che procedevano incolonnati nella stessa direzione di marcia, invadendo la corsia di marcia opposta, nonostante la linea continua di separazione fra i due sensi di marcia e il dosso ascendente che limitava la visibilità». Il gip evidenzia inoltre che in quel tratto di Tiburtina, non distante dal centro commerciale “Le Ginestre”, vi è un limite di velocità di 70 chilometri. E il procuratore Padalino sottolinea che Jarrar Ayoub andava a una velocità ben più sostenuta nel tentativo di sorpassare le auto incolonnate. Tesi ampiamente confermata da almeno tre testimoni oculari dello schianto mortale, tutti ascoltati dai carabinieri (O.Z., V.D.R. e A.M.).
FIDANZATA INTERROGATA. I carabinieri hanno ascoltato anche E.D.P., giovane di Avezzano fidanzata con Jarrar Ayoub. La donna viaggiava sull’auto il giorno dell’incidente. Confermando che l’uomo viaggiasse a velocità sostenuta. «Effettivamente sono rimasta stranita» è la deposizione di E.D.P. agli atti della Procura «che Jarrar si fosse messo alla guida e soprattutto per la velocità sostenuta che solitamente non tiene, soprattutto quando viaggio con lui e la mia bambina. Anche in quella circostanza l’ho invitato a diminuire la velocità, ma questo senza esito».
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