Il giudice: «I semi non sono di Fidanza»

Cadono le accuse per l’imprenditore di Celano: dissequestrati i prodotti, confermata l’appartenenza ad altra cooperativa
CELANO. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Civitavecchia, Giuseppe Coniglio, con ordinanza depositata lo scorso 19 settembre ha disposto l’integrale dissequestro delle sementi e del concime un anno fa oggetto di misura cautelare in favore dell’effettivo proprietario, motivando testualmente, tra l’altro, che «i beni di cui viene chiesta la restituzione non appartengono al signor Domenico Fidanza ma ad altra e diversa società cooperativa con propria autonomia gestionale che riunisce al proprio interno produttori che operano in regime biologico e convenzionale».
Si chiude così la vicenda che lo scorso anno aveva visto il coinvolgimento dell’imprenditore celanese – per un periodo anche consigliere delegato all’Agricoltura per il Comune di Celano – nell’ambito di un’inchiesta contro le frodi nel settore biologico. «Devo precisare», sottolinea l’avvocato Fabio Giuseppe Lucchesi, difensore di Fidanza, «che i competenti organi di polizia giudiziaria del comando dei carabinieri per la tutela agroalimentare di Roma, in data 7 ottobre 2020, hanno provveduto a dare giusta esecuzione alla predetta ordinanza di dissequestro mediante restituzione all’effettivo avente diritto. Il tutto in piena e integrale conferma della legittimità e fondatezza di quanto dichiarato, mio tramite, dal Domenico Fidanza in un articolo del Centro del 19 settembre 2019 dal titolo “Fidanza: quei semi non mi appartengono”».
Lo scorso anno gli accertamenti erano stati eseguiti dai carabinieri del Reparto per la tutela agroalimentare di Salerno nell’ambito di una campagna di controlli congiunti tra i reparti territoriali di Fiumicino e Avezzano. L’indagine mirava a combattere le frodi nel settore biologico. Nella Marsica i carabinieri avevano trovato e sequestrato 730 confezioni, per un totale di circa 70 milioni di semi trattati chimicamente, e più di 4 tonnellate e mezza di fitofarmaci e concimi vari.
Con la collaborazione delle compagnie dei carabinieri di Roma, Ostia e Avezzano, i militari avevano eseguito un decreto di perquisizione nell’azienda dell’imprenditore di Celano. Era stata consegnata a Fidanza una informazione di garanzia emessa dalla Procura di Civitavecchia. L’ex consigliere comunale, fin dalle prime battute, si era detto totalmente estraneo all’accaduto.
Il dissequestro di questi giorni, e soprattutto quanto sostenuto dal gip del tribunale laziale, conferma la tesi della difesa. «Il provvedimento di sequestro disposto in data 9 luglio 2019», aveva detto l’avvocato Lucchesi a nome di Fidanza, «non riguarda prodotti e beni rientranti nella disponibilità giuridica e materiale del mio assistito, né di società allo stesso riferite e certificate come operanti in regime di agricoltura biologica». In sostanza, i semi sequestrati, sosteneva la difesa, non erano di Fidanza. «Tutti i beni oggetto di sequestro», aveva anche ribadito il legale dell’imprenditore celanese, «non sono stati peraltro rinvenuti nell’ambito di locali e/o aree di diretta pertinenza del mio assistito come immediatamente dichiarato agli operanti da Domenico Fidanza e dagli stessi verbalizzato nel relativo provvedimento. L’effettivo proprietario e detentore dei beni oggetto di sequestro è peraltro ritualmente e legalmente autorizzato a detenere e commercializzare prodotti sia in regime convenzionale che biologico» (r.rs.)
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