Il Green pass al debutto: i clienti restano all’aperto

7 Agosto 2021

Avvio soft nel primo giorno dei controlli per l’accesso all’interno dei locali Dubbi dei gestori sulla vigilanza. A Castel del Monte appello per i certificati esteri

L’AQUILA. Primo giorno soft per l’obbligo di green pass. I titolari di bar e ristoranti, ormai abituati all’emergenza, sembrano aver preso bene l’entrata in vigore della nuova certificazione che permette a chi è vaccinato di sedersi ai tavoli al chiuso, mentre chi non è vaccinato è costretto a trovarsi un tavolo all’aperto. Qualche preoccupazione in più per i gestori di palestre e centri sportivi, che hanno a che fare con giovani atleti che potrebbero non essere vaccinati. E in certi casi, come a Castel del Monte, si registrano le prime difficoltà. Le segnalano alcuni emigrati tornati nella terra d’origine da Canada, Francia, Svizzera e altri paesi. «Il nostro pass di vaccinati, che pure è stato accettato in aeroporto, qui non sembra essere riconoscibile. La cosa potrebbe crearci problemi. L’abbiamo segnalata, ma non abbiamo avuto risposte».
LE VOCI DEI GESTORI. «Qui sono i clienti che vengono a chiederci come si devono comportare», racconta Franco Calvisi, dello Chalet della Villa, «e io non sono sicuro di avere la facoltà di poter controllare i documenti ai clienti». Piergiorgio La Chioma lo scorso aprile ha riaperto lungo il corso lo storico bar Ariston. «Abbiamo aperto quando c’era solo l’asporto e l’abbiamo fatto nel rispetto delle regole. Le persone venute in mattinata si sono sedute senza problemi ai tavoli all’aperto. Il bel tempo e il caldo ci stanno aiutando». «Mamma mia che ansia», è l’esordio di Alice Salvatori, del bar il Guerriero, anche questo lungo il corso. «Quasi nessuno si siede all’interno, la maggior parte resta fuori». «Fa ancora caldo, quindi la gente preferisce stare all’esterno», spiega Marco Piccinini del Nero cocktail and kitchen. «È una situazione da capire. Al momento non subiamo ripercussioni, anche se la gente ci chiede come funziona». Luca Totani del ristorante il Connubio è dubbioso. «È il primo giorno, e per nostra fortuna il tempo è bello e quindi possiamo usare gli spazi all’esterno. Temo però che andando avanti sarà difficile gestire tutte le persone che entrano e controllare se hanno o no il pass. Potrebbero anche capitare situazioni spiacevoli se dovesse esserci un cliente che non ce l’ha e vuole mangiare lo stesso. Sto provando a immaginare le situazioni difficili che ci potrebbero capitare. Speriamo che si trovi un equilibrio tra cliente e gestore». Antonio Silvestri del ristorante Corso Stretto spiega: «Siamo pronti a controllare il codice del cliente anche se al momento non siamo obbligati a richiedere anche il documento». Molto preoccupati i gestori di palestre e centri sportivi, chiusi per molti mesi e ora alle prese con la nuova certificazione. Lo racconta Manuela Festa (Federlibertas). «Il problema non sono gli adulti, ma i ragazzi. L’obbligo di green pass scatta al di sopra dei 12 anni e ci sono molti genitori che potrebbero non voler vaccinare i propri figli. Per giovani atleti che si allenano 3 o 4 volte a settimana dover fare tamponi continui per avere il pass diventa quasi proibitivo. Speriamo che arrivi qualche chiarimento». (e.n.-r.p.)